di Daniele De Salvo Ci sono voluti più di dieci anni, ma è stato arrestato almeno uno dei presunti assassini di padre Fausto Tentorio, il missionario 59enne del Pime originario di Santa Maria Hoè, in provincia di Lecco, che il 17 ottobre 2011 è stato crivellato da 11 colpi fuori dalla sua parrocchia di Arakan, sull’isola di Mindanao nel sud delle Filippine, subito dopo aver celebrato messa. All’appello però, di killer, ne mancano altri sei. In manette intanto è finito...

di Daniele De Salvo

Ci sono voluti più di dieci anni, ma è stato arrestato almeno uno dei presunti assassini di padre Fausto Tentorio, il missionario 59enne del Pime originario di Santa Maria Hoè, in provincia di Lecco, che il 17 ottobre 2011 è stato crivellato da 11 colpi fuori dalla sua parrocchia di Arakan, sull’isola di Mindanao nel sud delle Filippine, subito dopo aver celebrato messa. All’appello però, di killer, ne mancano altri sei. In manette intanto è finito Ricardo Boryo Dorado, soprannominato Nene Dorado, 66 anni, uno dei leader del movimento ’Ilaga’ di integralisti cristiani immigrati che combattono contro i tribali del posto per rapinare le loro terre. Padre Fausto, che i fedeli e gli indigeni Manobo e Lumad chiamavano affettuosamente ’tatay Pops’, sarebbe stato eliminato proprio perché considerato un prete scomodo che difendeva gli abitanti del posto, in prevalenza musulmani, da latifondisti e sfruttatori minerari. Su Nene Dorado già dall’aprile 2019 pendeva un mandato di cattura, ma nessuno lo ha mai veramente cercato. "Vediamo i sospettati muoversi liberamente", aveva denunciato pubblicamente l’avvocato Gregorio Andolana che segue la battaglia legale per la verità sulla morte del religioso brianzolo. Dorado è stato catturato nei giorni scorsi a casa sua durante il funerale del fratello. Non sarebbe uno dei sicari, è ritenuto semmai il mandante dell’agguato mortale: a pronunciare il verdetto capitale contro il missionario si sospetta siano stati politici e funzionari governativi corrotti, ufficiali di rango dell’esercito e influenti imprenditori.

I ricercati ancora latitanti sono invece due fratelli considerati gli esecutori materiali dell’agguato – già arrestati per un incendio e poi rilasciati –, uno dei comandanti del 57esimo battaglione di stanza a Makilala anche a capo del gruppo paramilitare ’Bagani’, e altri tre membri della sua unità, tutti soldati regolari. Risultano tutti ufficialmente irreperibili. "Sebbene lentamente la giustizia sembra che finalmente stia facendo il suo corso – commenta Andrea Tentorio, nipote del missionario e presidente di un’associazione in sua memoria –. Tuttavia nessun processo e nessuna condanna ci renderanno mio zio. L’unico modo per onorarlo è sostenere i progetti che lui aveva avviato". La svolta nelle indagini sull’omicidio, dipenderebbe dall’avvio della corsa alle presidenziali del prossimo anno nelle Filippine.