Il giovane scacchista Mishra
Il giovane scacchista Mishra
Mentre, con sguardo penetrante e minaccioso, fissava la scacchiera, nella sua mente ha calcolato tutte le possibili alternative chiedendosi cosa avrebbe fatto il ‘Mozart degli scacchi’, cioè il suo idolo, Magnus Carlsen. È al trentenne norvegese campione del mondo in carica dal 2013 che Abhimanyu Mishra ha ispirato la sua strategia, riuscendo a entrare negli annali come il più giovane "grande maestro". A dodici anni, quattro mesi e venticinque giorni, l’enfant prodige degli scacchi, americano del New Jersey ma di origine indiana, ha conquistato l’ambito titolo battendo per 66 giorni il record detenuto, a partire dal 2003, dal russo Sergey Karjakin (oggi 31enne). Un traguardo raggiunto lo scorso 30 giugno, dopo essere...

Mentre, con sguardo penetrante e minaccioso, fissava la scacchiera, nella sua mente ha calcolato tutte le possibili alternative chiedendosi cosa avrebbe fatto il ‘Mozart degli scacchi’, cioè il suo idolo, Magnus Carlsen. È al trentenne norvegese campione del mondo in carica dal 2013 che Abhimanyu Mishra ha ispirato la sua strategia, riuscendo a entrare negli annali come il più giovane "grande maestro".

A dodici anni, quattro mesi e venticinque giorni, l’enfant prodige degli scacchi, americano del New Jersey ma di origine indiana, ha conquistato l’ambito titolo battendo per 66 giorni il record detenuto, a partire dal 2003, dal russo Sergey Karjakin (oggi 31enne).

Un traguardo raggiunto lo scorso 30 giugno, dopo essere riuscito finalmente a sconfiggere il 15enne grande maestro indiano Leon Luke Mendonca, al Vezerkepzo GM Mix. Se un innato talento è fuori discussione, c’è da dire che la vittoria di Abhimanyu non è casuale. Per realizzare il sogno di suo padre Hemant, il giovane campione ha dedicato a questo obiettivo tutta la sua vita. Niente giochi da bambini per lui che già a due anni e 6 mesi iniziava a muovere i suoi primi pezzi sulla scacchiera, con suo padre a fare da insegnante.

Un’attività che, con il passare degli anni, è arrivata a occupare tutte le sue giornate scandite da un regime che definire militare non suonerebbe eccessivo. È così che il piccolo campione ha cominciato a collezionare titoli sempre più importanti, diventando a 10 anni e 9 mesi – un anno dopo essere stato nominato grande maestro del suo Paese – il più giovane esponente internazionale della categoria al mondo.

Neanche il tempo di godersi la vittoria, che Abhimanyu si è rimesso subito al lavoro per conquistare il traguardo successivo: diventare il più giovane grande maestro della storia. Un record che pochi giorni fa, dopo due mesi e mezzo passati a Budapest a giocare senza sosta, cercando di conquistare il titolo, il ragazzino non ha nemmeno festeggiato. Il dodicenne si sta, infatti, già preparando per la Coppa del mondo di Sochi, in Russia, che dal prossimo 12 luglio lo vedrà sfidare altri 206 giocatori, primo fa tutti Baadur Jobava, tre volte campione della Georgia e famoso per il suo fantasioso stile d’attacco.

"Devo conquistare la Coppa del mondo, poi potrò festeggiare" ha spiegato Abhimanyu intervistato sul canale del Meltwater Champions Chess Tour. Sogni che richiedono dedizione totale e una disciplina ferrea.

La giornata tipo del giovane scacchista prevede 12 ore di allenamento e, nei periodi di gara, non più di 6 ore di sonno. "Nessun altro hobby, non c’è tempo, gli scacchi occupano tutta la mia vita" afferma Abhimanyu. Oggi il suo ‘Elo’ – il punteggio, inventato dal fisico ungherese Arpad Elo, che misura il livello di abilità di un giocatore sulla base di dati statistici – è pari a 2504. Ma il suo obiettivo è entrare prima dei 15 anni nell’élite mondiale dei Super Grandmaster il cui punteggio è maggiore o uguale a 2700. E se volere è potere sono in tanti a scommettere che ci riuscirà.

A spingerlo oltre alle ambizioni del padre, la prospettiva di guadagni milionari, la gratificazione e il successo personale, c’è dell’altro. Una scintilla che appare negli occhi del piccolo campione ogni volta che si trova di fronte a uno sfidante. "Degli scacchi amo il fatto che puoi demolire il tuo avversario senza alcun tipo di contatto fisico", afferma Abhimanyu.

Come scriveva Paolo Maurensig, gli scacchi sono il gioco più crudele, perché più di qualsiasi altro sport, hanno come obiettivo non solo la vittoria ma l’annichilimento mentale dell’avversario. E tra l’annientamento mentale e quello psicologico e personale, lo spazio che resta è molto stretto.