di Pierfrancesco De Robertis Piazza Risorgimento non è una delle piazze più centrali di Roma, ma da quella piazza la destra italiana nell’ultima settimana ha riconquistato una centralità nella politica che le battaglie a volte un po’ di retroguardia sul fronte Covid o le polemiche sui famosi video di Fangage le avevano tolto, confinando il partito di Giorgia Meloni in una scomoda ridotta. Ma le cose fanno presto a cambiare, ed ecco che da lunedì scorso a stamani, quando "Atreju, il Natale dei Conservatori" si concluderà con l’intervento di Giorgia Meloni, la festa di Fratelli d’Italia si è trasformata nel crocevia della politica italiana. In questi giorni a piazza...

di Pierfrancesco

De Robertis

Piazza Risorgimento non è una delle piazze più centrali di Roma, ma da quella piazza la destra italiana nell’ultima settimana ha riconquistato una centralità nella politica che le battaglie a volte un po’ di retroguardia sul fronte Covid o le polemiche sui famosi video di Fangage le avevano tolto, confinando il partito di Giorgia Meloni in una scomoda ridotta.

Ma le cose fanno presto a cambiare, ed ecco che da lunedì scorso a stamani, quando "Atreju, il Natale dei Conservatori" si concluderà con l’intervento di Giorgia Meloni, la festa di Fratelli d’Italia si è trasformata nel crocevia della politica italiana. In questi giorni a piazza Risorgimento si respirava aria di governo, non di opposizione. Da lì sono transitati tutti, da Enrico Letta e Giuseppe Conte, a Marta Cartabia passando per Matteo Renzi e Luciano Violante, e ovviamente gli alleati di Forza Italia e Lega. Come pure il meglio del mainstream nazionale, con giornalisti e direttori di testate importanti, non solo di area, esponenti del mondo economico (per dire: ieri il presidente di Confindustria Carlo Bonomi) e della cultura. Per non far mancare un tocco pop, ecco che sempre ieri è salito sul palco il ct Roberto Mancini, cui è stato consegnato un presepe. Come dire: per noi il Natale è Natale e non una "festività" stile von der Leyen. Una sorta di Meeting di Rimini in edizione invernale, come d’altra parte si era visto in passato (nel 2006 proprio ad Atreju si svolse il famoso dibattito Fini-Bertinotti, contestato da una parte delle destra), pure se stavolta in una data diversa e alla fin fine azzeccata.

Sembra davvero passata un’era politica da quando a settembre Giorgia finì all’indice per i video di Fanpage con le braccia tese di Fidanza "casualmente" divulgati nell’imminenza di una tornata elettorale, per essere andata in Spagna al congresso dei neo-franchisti di Vox, o essersi intrattenuta un po’ troppo con Orban. Allora Giorgia era il diavolo, "la fascista", adesso per Enrico Letta e Giuseppe Conte è tornata a essere un’interlocutrice con cui parlare e, addirittura nel caso del segretario Pd, intavolare un discorso per la presidenza della repubblica, da "scegliere insieme".

Niente di strano, come insegna Machiavelli la politica è il teatro dell’opportunità, e in questa fase pre-quirinalizia Fratelli d’Italia non può restare ai margini. Il Pd e 5S sono troppo deboli nella partita che si apre, e di fronte all’offensiva di Berlusconi che pare si sia proprio intestardito a volersi fare un giro nel quarto scrutinio, la destra non va regalata al centrodestra. Ecco quindi le numerose partecipazioni ad Atreju di esponenti di Pd e M5S, ecco questo ruolo di centralità che viene restituito a Fratelli d’Italia. Scelta necessaria ma impegnativa, perché se ti siedi nel salotto con la Meloni, a casa sua, farai poi fatica per un po’ a darle della fascista.

Ma tant’è, la necessità la fa da padrona. Tutto questo Giorgia l’ha capito, ha forse compreso che l’interesse degli interlocutori – si chiamino Letta o Conte – è quello di portare Draghi al Quirinale in un gioco nel quale lei deve esserci, e passa all’incasso. Perché è proprio Draghi al Quirinale la prima scelta della Meloni, molto più del Cavaliere: per lei sarà più facile ottenere un incarico di governo dall’ex presidente della Bce, garante verso l’Europa e le cancellerie internazionali, che dall’alleato Berlusconi.