12 mag 2022

Papa Francesco incontra le mogli del battaglione Azov

Le mogli dei soldati di Azov ricevute da Bergoglio. "Gli abbiamo chiesto di aiutarci a tirare fuori i nostri uomini"

alessandro farruggia
Cronaca

di Alessandro Farruggia

"Che Dio lo benedica, è il solo che può tirarci fuori vivi di qui. O ci riesce lui parlando con Putin oppure moriremo combattendo". Così ieri Sergy Fedosyuk, volontario del battaglione Azov, uno degli uomini intrappolati nell’acciaieria Azovstal di Mariupol, ha risposto al messaggio di sua moglie Yulya, che lo informava con un sms di aver visto il Papa. Yulia Fedosyuk, 27 anni, cattolica di Leopoli, è una delle due mogli dei difensori dell’Azovstal (l’altra è Katerina, moglie del comandante Denis Prokopenko) che, accompagnata dall’ambasciatore ucraino presso la Santa Sede, è stata ieri ricevuta da papa Francesco, un breve saluto a margine dell’udienza generale.

Quando avete saputo dell’incontro con il Papa?

"Martedì, a sorpresa. Erano molti giorni che attendevamo, avevamo perso la speranza. Eravamo già ripartite da Roma per tornare a Kiev. Invece l’ambasciatore ci ha richiamato".

Cosa avete detto al Papa?

"Gli abbiamo consegnato una lettera del metropolita Onufrij della Chiesa ortodossa ucraina ancora fedele al patriarcato di Mosca, e una di alcune delle mogli dei soldati. Gli abbiamo detto che ci sono 6-700 feriti là sotto e ogni giorno muore qualcuno. Che ci sono tanti decessi, che non è stato possibile seppellire le persone secondo la tradizione cristiana. E che ci sono ancora alcuni civili. Gli abbiamo detto che serve un corridoio umanitario anche per i soldati. Ci ha preso le mani e detto: sono al corrente della situazione a Mariupol, pregherò per voi e pregherò per loro. Comprendo il vostro dolore. Faro tutto quello che è possibile".

Gli avete chiesto di parlare con Putin?

"Certo, gli abbiamo chiesto di mediare. La Chiesa cattolica è sempre per la pace. A lui Putin può rispondere. Gli abbiamo chiesto di farsi garante di un corridoio umanitario verso un Paese terzo. Se così sarà, i nostri mariti deporranno le armi e si faranno portare all’estero. Se necessario, sono anche pronti a firmare un impegno a non tornare in Ucraina fino alla fine della guerra. Ma non si fidano ad arrendersi ai russi senza la sicurezza di essere portati all’estero. I russi dicono che quelli del battaglione Azov sono nazisti, li prenderebbero prigionieri e li ucciderebbero tutti. Per questo abbiamo chiesto al Papa di fare da garante e di venire in Ucraina, di venire a Kiev e a Zaporizhia, il posto più vicino a Mariupol ancora in mani ucraine".

E lui cosa ha vi risposto?

"Non ha preso impegni. Ha detto ancora: farò il possibile. E lo posso capire, perché neanche lui ha certezze sulla reazione di Putin. Ma sento che, senza dirlo, ci proverà. È una cosa bellissima. Purtroppo questo di Azovstal è come un incubo a occhi aperti. Il mondo lo vede come un reality ma li si continua a morire, anche oggi è stato un inferno, bombardamenti come ogni giorno, è scoppiato pure un incendio. È un massacro, non potevo stare a vedere senza fare nulla per mio marito. Per questo sto facendo di tutto per trovare una via d’uscita. Comunque vada, il Papa ci ha dato speranza, gliene saremo sempre grate".

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