Roma, 27 ottobre 2020 -  I cervelli in fuga dall'Italia, un mantra che viene ripetuto allo sfinimento. Vero, ma solo in parte. A delineare un quadro aggiornato della situazione è l'ultimo rapporto 'Italiani nel mondo' stilato da Migrantes, la fondazione della Cei. Si scopre quindi che, sebbene cresca il titolo di studio degli italiani all'estero, ora chi si sposta sono soprattutto i diplomati in cerca di qualsiasi lavoro. Se, rispetto ai dati Istat del 2006, la percentuale di chi è andato a vivere oltre confine con titolo alto (laurea o dottorato) è cresciuta del +193,3% (confronto col 2018), per chi lo ha fatto con in tasca un diploma l'aumento è stato di ben 100 punti decimali in più (+292,5%). I cervelli se ne vanno, ma "l'errore di narrazione nella mobilità recente", spiega il rapporto, riguarda l'omissione di una componente meno qualificata che decide di lasciare il Paese. E che è quasi quadruplicata in 13 anni. In generale, il dato incontrovertibile è la crescita inesorabile dei connazionali che si trasferiscono all'estero: dal 2006 al 2020 sono aumentati del +76,6%.  Gli italiani residenti fuori dal Paese sono 5,5 milioni, 15 anni fa erano 3,1 milioni. 

Le Regioni 'in fuga'

È la Lombardia, seguita dal Veneto, la regione dalla quale partono la maggior parte degli italiani che scelgono di vivere all'estero. Ma "il vero divario non è tra Nord e Sud, ma tra città e aree interne", precisa il rapporto. "Sono luoghi che si trovano al Sud e al Nord, ma che al Sud diventano doppia perdita: verso il Settentrione e verso l'estero. A svuotarsi sono i territori già provati da spopolamento, senilizzazione, eventi calamitosi o sfortunate congiunture economiche". Migrantes cita un esempio: "il 23 novembre 2020 cadrà il 40esimo anniversario del terremoto più catastrofico della storia repubblicana, quello che colpì Campania e Basilicata". Ebbene, "ancora oggi queste aree sono provate nelle loro zone interne da numerose partenze, ma contemporaneamente mantengono all'estero il grande valore di comunità numerose con tradizioni e peculiarità specifiche".

Dove vanno gli italiani all'estero

A sorpresa, è Malta il paese di gran lunga più gettonato tra le "nuove frontiere" della mobilità degli italiani. Se si guardano gli ultimi 15 anni, si riscontra un'impennata degli spostamenti appunto a Malta (+632,8%), in Portogallo (+399,4%), Irlanda (+332,1%), Norvegia (+277,9%) e Finlandia (+206,2%). 

Restando invece ai dati assoluti, nel 2018 i principali paesi di destinazione sono ancora il Regno Unito e la Germania che hanno accolto rispettivamente, il 18% e il 16% degli emigrati italiani, seguiti da Francia, Svizzera, Brasile e Spagna. Queste sei nazioni ricevono nel complesso, oltre il 67% del totale delle cancellazioni di italiani per l'estero (78 mila su 117 mila). Altri paesi verso i quali i nostri connazionali emigrano più frequentemente sono gli Stati Uniti d'America (4,6%), il Belgio (2,4%), l'Australia e l'Austria (entrambe 2,0%).

E da dove tornano

Per quanto riguarda i rimpatri, i paesi dai quali si ritorna nel 2018 sono principalmente il Brasile, la Germania, il Regno Unito, la Svizzera, il Venezuela, gli Stati Uniti d'America e la Francia per un totale del 61% delle iscrizioni anagrafiche (28 mila su circa 47 mila in termini assoluti).

Scolarizzazione

Cresce, come detto, la scolarizzazione dei nostri connazionali all'estero: nel 2006 il 68,4% dei residenti ufficiali fuori dall'Italia aveva un titolo di studio basso - licenza media o elementare o addirittura nessun titolo - il 31,6% era in possesso di un titolo medio alto (diploma, laurea o dottorato). Nel 2018 lo scenario è cambiato: il 29,4% è laureato o dottorato e il 29,5% è diplomato mentre il 41,5% è ancora in possesso di un titolo di studio basso o non ha titolo.

Quanti sono gli italiani all'estero

Se i residenti regolarmente iscritti all'Anagrafe degli italiani all'estero sono 5,5 milioni, la comunità complessiva ammonta "a 80 milioni", dice il premier Conte. Una collettività che, rispetto al 2006, si sta ringiovanendo grazie alle nascite all'estero (+150,1%) e alla nuova mobilità costituita sia da nuclei familiari con minori al seguito (+84,3% della classe di età 0-18 anni) sia dai giovani e giovani adulti immediatamente e pienamente da inserire nel mercato del lavoro (+78,4% di aumento rispetto al 2006 nella classe 19-40 anni). Nel 2019 (gennaio-dicembre) hanno lasciato l'Italia ufficialmente 131mila cittadini verso 186 destinazioni del mondo da ogni provincia italiana.