Il Papa sotto il fuoco dei tradizionalisti
Il Papa sotto il fuoco dei tradizionalisti

Città del Vaticano, 20 luglio 2021 - Ci voleva la recente stretta alla messa in latino per ridare voce alla polemica dei lefebvriani contro la Santa Sede. Dopo un fragoroso e lungo silenzio, la comunità scismatica ultraconservatrice, che, in rotta col Vaticano dal 1988 promuove e difende la celebrazione eucaristica tridentina (messale romano di Pio V, 1570), ha stroncato l'ultimo motu proprio di papa Bergoglio, Traditionis custodes, sulla disciplina della liturgia antica.

"Mentre Francesco è il difensore delle specie animali o vegetali in via di estinzione - si legge sul sito della Fraternità San Pio X che oggi annovera nel mondo 680 sacerdoti e 215 seminaristi -, lui stesso decide e promulga l'estinzione di coloro che sono legati al rito immemorabile della Santa Messa. Questa specie non ha più il diritto di vivere: deve scomparire. E tutti i mezzi saranno usati per raggiungere questo risultato". Per i tradizionalisti col documento pontificio è stata assicurata "una rigida riduzione della libertà. Finora gli spazi riservati al rito antico avevano una certa flessibilità di movimento, un pò come nelle riserve. Oggi siamo passati al regime dello zoo: gabbie, strettamente limitate e delimitate. Il loro numero è rigorosamente monitorato e, una volta decise, sarà vietato fornirne altre. Le guardie - o dovremmo dire i carcerieri? - non ono altro che i vescovi stessi".

Rispetto alla liberalizzazione del messale tridentino, promossa nel 2007 da Benedetto XVI nella speranza di ricomporre lo strappo a destra, Bergoglio ha deciso di togliere ai parroci la possibilità di autorizzare lo svolgimento della messa in latino per riconsegnare nelle mani dei vescovi tale prerogativa, rendendo così meno agevole e immediato, per quei fedeli che strizzano un occhio ai lefebvriani, il conseguimento del necessario disco verde alla celebrazione. A motivare il giro di vite pontificio sono sopravvenute, da un lato, la constatazione, da parte di Francesco, del fallimento dei vari tentativi di far rientrare lo scisma (controversa è stata soprattutto nel 2009  la revoca decisa da Ratzinger della scomunica ai vescovi della Fraternità, tra cui un negazionista), dall'altro, la presa di coscienza del diffuso uso pretestuoso del messale di Pio V ad opera della destra cattolica. Col duplice obiettivo in questo caso di polarizzare e dividere la Chiesa, nonché di minare l'eredità del Concilio Vaticano II (1962-1965).

Proprio da questa assise episcopale scaturì l'attuale liturgia ordinaria romana, contraddistinta non tanto dall'utilizzo della lngua corrente quanto piuttosto dalla partecipazione attiva dei laici alla preghiera comunitaria. Non solo, dal Vaticano II arrivò anche il riconoscimento pieno della libertà religiosa e dal dialogo con le altre fedi (in primis con gli ebrei), due pilastri dell'attuale dottrina cattolica che, in sede di assemblea, videro il voto contrario dell'arcivescovo Marcel Lefebvre, fondatore del movimento tadizionalista. Entrambi valori che, più della stessa messa in lingua volgare, spingono ancora oggi la Fraternità di San Pio X a non riconoscere l'autenticità dell'ultimo concilio ecumenico della storia.

Era dal maggio 2020 che i lefebvriani non lanciavano strali così pesanti ai danni di Bergoglio. Nell'occasione giudicarono la preghiera con le altre fedi "un frutto avvelenato e massonico". Eppure, nonostante quanto si potrebbe pensare, il riformista papa Francesco ha in più occasioni inviato segnali di dialogo a Econe, il quartier generale dei lefebvriani, in Svizzera. Basti pensare al riconoscimento della validità del sacramento della confessione amministrato dai preti della Fraternità o ancora alla licenza rilasciata ai fedeli che vogliano sposarsi davanti a un sacerdote tradizionalista. Mani tese che non hanno trovato congiunzione. Al punto che due anni fa il Papa si è deciso a sopprimere, oltre che per motivi di razionalizzazione degli uffici della Santa Sede, la Pontificia commissione ecclesia Dei, incaricata per l'appunto del dialogo con i lefebvriani. Oggi più che mai in salita.