Montecitorio (Ansa)
Montecitorio (Ansa)
Cade il governo sul voto per il Mes? "No, assolutamente", minimizza il capo politico pro tempore dei grillini, Vito Crimi. Ma le frasi rassicuranti non bastano. Il M5s è ancora frantumato, dopo una assemblea dei gruppi parlamentari di venerdì sera che non sono non ha risolto nulla, ma che ha anche esacerbato – se possibile – alcune posizioni di dissenso. Ieri, per dire, il sottosegretario M5s al ministero dell’Economia, Alessio Villarosa, considerato vicino ad Alessandro Di Battista, è uscito scoperto, chiedendo che ogni mutamento di posizione grillina sia...

Cade il governo sul voto per il Mes? "No, assolutamente", minimizza il capo politico pro tempore dei grillini, Vito Crimi. Ma le frasi rassicuranti non bastano. Il M5s è ancora frantumato, dopo una assemblea dei gruppi parlamentari di venerdì sera che non sono non ha risolto nulla, ma che ha anche esacerbato – se possibile – alcune posizioni di dissenso. Ieri, per dire, il sottosegretario M5s al ministero dell’Economia, Alessio Villarosa, considerato vicino ad Alessandro Di Battista, è uscito scoperto, chiedendo che ogni mutamento di posizione grillina sia sottoposta al voto degli iscritti, su Rousseau, ma sono tutte scosse che, al momento, non sembrano turbare il premier Conte. Che, anzi, ostenta ottimismo sul voto del 9 dicembre: "Guido un governo europeista, saremo protagonisti della riforma del Mes e del Recovery fund assieme a Berlino e Parigi – ha scandito in un’intervista – e il M5s sta completando la svolta pro-Ue".

"Io sono convinto che ci sarà risoluzione unitaria di maggioranza – gli ha fatto eco ancora Crimi – che guarderà oltre la riforma del Mes". Frasi che, tuttavia, hanno innescato una replica piccata di Matteo Renzi: "Il problema del passaggio del 9 dicembre è tutto del M5s – ha attaccato il leader di Italia Viva – se noi prendiamo i soldi dal Mes, e non dal finanziamento normale, risparmiamo 300 milioni all’anno".

"Per risparmiare 300 milioni – ha replicato Crimi, in un botta e risposta a distanza – ci sottoponiamo ad altre condizioni, ipotechiamo il futuro degli italiani come è accaduto con la legge Fornero". Intanto, Renzi ne ha approfittato per mandare un messaggio al premier, alzando la posta: "Conte ha detto che ha i migliori ministri, se lui è contento della squadra, contenti tutti, ma se non facciamo un salto di qualità, l’Italia va in sofferenza". Quindi ha aperto un nuovo fronte interno al governo, dicendosi contrario alla costituzione della task force per la gestione dei fondi del Next generation Ue.

Un altro piatto avvelenato per l’Esecutivo, insomma, ma le defezioni del M5s, il 9 in Aula al Senato, ci saranno, però non copiose. E forse, più che al voto contrario, i frondisti si appelleranno all’escamotage dell’assenza. Anche perché, nei vertici, la pazienza è al limite. L’impressione è che, chi mercoledì voterà contro, un minuto dopo sarà fuori dal M5s. E Luigi Di Maio è in pieno asse con il premier. La soluzione per venire fuori dal vicolo stretto dei numeri traballanti per la riforma del Mes è la ’risoluzione unitaria’ del M5s, Pd, IV e LeU. E facendo un paio di conti, alla fine i numeri non sembrano così disperati come li si propagandano neanche al Senato. La maggioranza balla tra 166 e 168 (con i senatori a vita Monti e Cattaneo compresi). E con l’incognita di FI, dove più di un parlamentare potrebbe disobbedire all’ordine di scuderia del no al Mes e sganciarsi dall’asse Lega-Fd’I.