Roma, 27 giugno 2019  -  Blitz all'alba degli agenti della Polizia di Stato di Trapani contro una rete di fiancheggiatori del latitante Matteo Messina Denaro. Perquisizioni a Castelvetrano, Mazara del Vallo, Partanna, e Campobello di Mazara, a caccia del numero uno della mafia, e per raccogliere ulteriori elementi utili alla sua cattura. 

Sul campo impegnati 130 uomini del Servizio Centrale Operativo di Roma e delle Squadre Mobili di Palermo e di Trapani coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo. 

Al momento 19 persone risultano gli indagate.
 

L'operazione, coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi e dall'aggiunto Paolo Guido, ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati di "vecchie conoscenze" degli inquirenti. Nel mirino professionisti e uomini d'onore già condannati e ritenuti vicini al boss latitante. 

Il capomafia è ricercato dal 1993, e negli ultimi anni la Dda del capoluogo non ha mai smesso di dargli la caccia mettendo a segno una serie di operazioni che hanno azzerato la rete dei favoreggiatori più stretti del boss come diversi familiari del padrino, di cui due cognati sono attualmente detenuti al carcere duro, e imprenditori che potrebbero averne finanziato la latitanza. 

Tra gli indagati spunta il nome di Vito Nicastri, re dell'eolico, piccolo elettricista che ha messo su una fortuna investendo nelle rinnovabili. Nicastri è indicato dai pentiti come colui che faceva arrivare il denaro al latitante. 

Già ad aprile sono finiti in carcere due insospettabili carabinieri e l'ex sindaco di Castelvetrano, Antonino Vaccarino, accusati di aver passato notizie riservate sulle indagini.