Il capo dello Stato Sergio Mattarella ha compiuto 80 anni il 23 luglio scorso
Il capo dello Stato Sergio Mattarella ha compiuto 80 anni il 23 luglio scorso
di Antonella Coppari Vaccinarsi, vaccinarsi, vaccinarsi. È un coro che si moltiplica da alcuni giorni, ma la voce che si è aggiunta ieri sovrasta tutte le altre: è quella del primo cittadino d’Italia che, nella cerimonia di consegna del Ventaglio, si espone tanto che più non si potrebbe. "Vaccinarsi è un dovere morale e civico", scandisce Sergio Mattarella nel tradizionale incontro con i cronisti parlamentari. È l’unica carta che abbiamo – ragiona – per evitare altri lockdown, e tornare a vedere la luce, visto che "la pandemia non è ancora alle nostre spalle, il virus è mutato e si sta rivelando più contagioso". Alla faccia delle campagne No Vax e dei partiti che guardano in quella direzione, il capo dello Stato tira (metaforicamente) le orecchie a chi strepita su presunti...

di Antonella Coppari

Vaccinarsi, vaccinarsi, vaccinarsi. È un coro che si moltiplica da alcuni giorni, ma la voce che si è aggiunta ieri sovrasta tutte le altre: è quella del primo cittadino d’Italia che, nella cerimonia di consegna del Ventaglio, si espone tanto che più non si potrebbe. "Vaccinarsi è un dovere morale e civico", scandisce Sergio Mattarella nel tradizionale incontro con i cronisti parlamentari.

È l’unica carta che abbiamo – ragiona – per evitare altri lockdown, e tornare a vedere la luce, visto che "la pandemia non è ancora alle nostre spalle, il virus è mutato e si sta rivelando più contagioso". Alla faccia delle campagne No Vax e dei partiti che guardano in quella direzione, il capo dello Stato tira (metaforicamente) le orecchie a chi strepita su presunti complotti e abusi di potere: la libertà di scelta, in questo caso, è un argomento assolutamente fuori luogo, "Chi limita la nostra libertà è il virus, non gli strumenti e le regole per sconfiggerlo". Sul Green pass, insomma, non ci trova proprio niente di male. Anzi, a leggere tra le righe, il Quirinale sembra andare a un passo dal suggerire l’obbligatorietà della somministrazione del farmaco: "Se la legge non dispone diversamente si può dire: “In casa mia il vaccino non entra“. Ma questo non si può dire per ambienti comuni, spazi condivisi dove le altre persone hanno il diritto che nessuno vi porti un alto pericolo di contagio, perché preferiscono dire: “In casa mia, il virus non entra“".

Non si spinge così oltre, però è esplicito il sostegno a Draghi nel giorno in cui il premier ottiene un altro milione di dosi di vaccini dall’Europa, ma è costretto a rinviare le misure su scuola e trasporti alla prossima settimana. Non casualmente, è proprio la scuola che Mattarella mette a fuoco: "Occorre tornare a una vita scolastica ordinata e colmare le lacune che si sono formate. Il regolare andamento del prossimo anno scolastico deve essere un’assoluta priorità". Non vuole entrare in temi politici, quindi non fa accenni al semestre bianco che inizia i primi d’agosto, evita riferimenti a un suo bis e non sfiora il delicato tema della durata della legislatura. Ma trova modo comunque di dire la sua sulla questione incandescente della giustizia. Il secondo canale per uscire dalla crisi, secondo il Colle è il Recovery plan, che ci porta in dote circa 210 miliardi di euro, a condizione che si facciano certi interventi: "È il momento che le riforme diventino realtà", ammonisce. "Occorre praticare grande capacità di ascolto e di mediazione. Ma poi bisogna essere in grado di assumere decisioni chiare ed efficaci, rispettando gli impegni". Parole che suonano come un semaforo verde all’eventuale decisione di Draghi, se non si troverà un accordo con la sua maggioranza, di imporsi con la fiducia per approvare la riforma Cartabia. "Conto che non si smarrisca la consapevolezza dell’emergenza che l’Italia sta passando, e che le forze politiche continuino a lavorare, nella doverosa considerazione del bene comune per il Paese".

Dopo l’appello alla responsabilità degli italiani e delle forze politiche, quello alla responsabilità dei giornalisti. Fa una rapida carrellata dei problemi della categoria – dall’autonomia agli ammortizzatori sociali – quindi si toglie un sassolino, anzi un pietrone dalla scarpa. "Nel mondo del giornalismo esiste l’assioma che un’affermazione non smentita va intesa come confermata". Una pretesa stravagante, spiega, considerando le numerose testate esistenti: "Visto che ci si trincera dietro il Quirinale quando si vuole opporre un rifiuto e avanzare una richiesta, il Presidente sarebbe costretto a un esercizio arduo: smentire le fake news fabbricate sovente con esercizi acrobatici". Non lo cita, ma ce l’ha con il Fatto Quotidiano: non ha digerito il retroscena, pubblicato poco più di una settimana fa, secondo cui nutrirebbe perplessità sulla riforma del processo penale. "Mi appello alla professionalità e all’etica dei giornalisti", conclude.