di Ettore Maria Colombo Se – come ha detto nel suo discorso di Capodanno il capo dello Stato, Sergio Mattarella – "questo è il tempo dei costruttori" (sottinteso sottaciuto: e non dei rottamatori…), "e non di coltivare illusori vantaggi di parte", è ‘naturale’ che un’intera classe politica, quella italiana, si precipiti a commentare il discorso del capo dello Stato in un amen. Le luci della splendida location scelta quest’anno dallo staff del Quirinale neppure si spengono, e giù tutti i leader a chiosare il discorso al grido "sono d’accordo, Presidente!". Parole farisaiche arrivano dai destinatari delle bacchettate distribuite da Mattarella: Renzi (primo imputato, siede a capotavola) e Conte (pure finito sotto la sferza del Colle), Salvini e Meloni...

di Ettore Maria Colombo

Se – come ha detto nel suo discorso di Capodanno il capo dello Stato, Sergio Mattarella – "questo è il tempo dei costruttori" (sottinteso sottaciuto: e non dei rottamatori…), "e non di coltivare illusori vantaggi di parte", è ‘naturale’ che un’intera classe politica, quella italiana, si precipiti a commentare il discorso del capo dello Stato in un amen.

Le luci della splendida location scelta quest’anno dallo staff del Quirinale neppure si spengono, e giù tutti i leader a chiosare il discorso al grido "sono d’accordo, Presidente!".

Parole farisaiche arrivano dai destinatari delle bacchettate distribuite da Mattarella: Renzi (primo imputato, siede a capotavola) e Conte (pure finito sotto la sferza del Colle), Salvini e Meloni (che questo presidente non amano), da Berlusconi (con cui i rapporti sono invece ottimi) al Movimento 5 Stelle.

Mattarella ha distribuito torti e ragioni a tutti, a chi morde il freno per aprire improvvide crisi di governo (Renzi) e a chi poteva fare di più, e non lo ha fatto (Conte, ma non solo).

Il discorso di Mattarella, il penultimo del suo settennato, come ha ricordato, spiegando di essere entrato nel suo ultimo anno ‘presidenziale’ (sottolineatura tesa a chiarire a tutti che non ha alcuna intenzione di farsi rieleggere), in realtà aveva altro target, gli italiani: verteva sull’importanza del vaccinarsi, sul ringraziamento a chi opera nella sanità, sul dolore per le vittime del Covid, sulla solidarietà e la coesione nazionale che la fase richiede. Gli italiani lo hanno capito, i big di maggioranza e opposizione fingono di averlo fatto.

Eppure, quelli che al Colle non amano chiamare ‘moniti’, ma "severi richiami" o "forti stimoli" sono arrivati uguale. Nell’ordine, i messaggi recapitati dal Colle sono stati tre.

Uno, aprire una crisi di governo adesso è un gesto da irresponsabili. La gente non capirebbe una crisi in piena pandemia, senza dire che si corre il rischio di precipitare verso il baratro delle urne anticipate. Vedi alla voce: Renzi.

Due, il Recovery Plan è un’occasione storica, che la Ue ci offre su un piatto d’argento. Sprecarlo è una follia. "Servono interventi strutturali, la politica dei ristori e dei soldi a pioggia (leggi: ultime manovre e legge di Bilancio, ndr) ha il fiato corto. Si cambi ciò che va cambiato" è il monito del Colle. Vedi alla voce: Conte e suo governo.

Tre, i ‘non’ "costruttori", quelli cui non va mai bene nulla, di ciò che fa il governo, non siedono solo in maggioranza, si annidano pure nelle fila dell’opposizione. Atteggiamenti incomprensibili. Vedi alle voci: Salvini&Meloni.

Il problema è che la crisi di governo corre, imperturbabile, verso il suo show down, nonostante i moniti presidenziali. A bollire, in particolare, è il quadro del Senato. Nei renziani serpeggia il dubbio che tre ‘totiani’ (sottogruppo ‘Cambiamo-Idea’) passino armi e bagagli tra i Responsabili di ‘Italia 2023’ pronti a sostenere un Conte bis senza Iv, tanto che – dicono – "Toti ormai ha rotto con il centrodestra e non critica più Conte e su nessun fronte".

Ma i totiani replicano sdegnati: "Noi restiamo all’opposizione". Italia Viva sa che cederà qualche pezzo dei suoi 18 senatori a Conte, ma Renzi è convinto – come confida a un senatore azzurro – che "se il premier mi sfida, al Senato la sfida la perde. Credo che la crisi finirà con un Conte ter, Di Maio e Orlando, che ambisce al Viminale, come vicepremier, la riscrittura del Recovery Plan e la delega ai servizi ad altri. Poi, quando si apre il semestre bianco, può accadere tutto".

Il perché è chiaro: da quel giorno in poi, non si vota più. Conte, invece, e dietro di lui Pd e M5s ancora minacciano e agitano lo spauracchio delle urne anticipate, ma a maggio, dopo aver cambiato la legge elettorale provando a vivacchiare, fino ad allora, grazie ai neo-Responsabili.