Domenico Arcuri, 58 anni, attualmente è amministratore delegato di Invitalia
Domenico Arcuri, 58 anni, attualmente è amministratore delegato di Invitalia
ROMA - Centinaia di milioni di mascherine cinesi che non proteggevano quanto dovuto dal Covid (e in qualche caso erano addirittura pericolose per la salute) e che sono finite anche al personale degli ospedali. E’ una indagine vastissima quella condotta dalla procura di Roma (che ha assorbito quella della procura di Gorizia che portò al sequestro di 100 milioni di mascherine) relativa all’acquisto di 800 milioni di mascherine per un valore di 1.25 miliardi di euro da tre consorzi cinesi, con l’intermediazione di alcune aziende italiane, che hanno percepito commissioni per decine di...

ROMA - Centinaia di milioni di mascherine cinesi che non proteggevano quanto dovuto dal Covid (e in qualche caso erano addirittura pericolose per la salute) e che sono finite anche al personale degli ospedali. E’ una indagine vastissima quella condotta dalla procura di Roma (che ha assorbito quella della procura di Gorizia che portò al sequestro di 100 milioni di mascherine) relativa all’acquisto di 800 milioni di mascherine per un valore di 1.25 miliardi di euro da tre consorzi cinesi, con l’intermediazione di alcune aziende italiane, che hanno percepito commissioni per decine di milioni di euro. È per questo che l’ex commissario straordinario per l’emergenza Covid, Domenico Arcuri, è stato indagato dalla procura di Roma per peculato e abuso d’ufficio. Per l’ex commissario la procura ha invece chiesto l’archiviazione dell’accusa di corruzione, pendente davanti al Gip. Tra gli altri indagati, stavolta per frode in pubbliche forniture, sono Mario Benotti, Andrea Vincezo Tommasi ed Edissom Jorge San Andres Solis.

L’attuale numero uno di Invitalia, è stato interrogato sabato dai pubblici ministeri coordinati dal procuratore aggiunto Paolo Ielo. I pm hanno dato incarico alle Fiamme Gialle di acquisire tutti i Dpi di quel lotto che eventualmente sono ancora nei magazzini fino ad un totale di 800 milioni di pezzi. Nel provvedimento i magistrati scrivono che "l’esame fisicochimico delle mascherine e dei dispositivi di protezione acquistati, compiuto tanto dall’Agenzia dogane di Roma" che da "consulenti nominati" dai pm ha dimostrato che "gran parte non soddisfano i requisiti di efficacia protettiva richiesti dalle norme Uni En" e "addirittura alcune forniture sono state giudicate pericolose per la salute". I dispositivi, sia mascherine chirurgiche che Ffp2 e Ffp3 o Kn95, non hanno passato gli esami all’"aerosol di paraffina" ed "aerosol al cloruro di sodio". "Appare necessario procedere al sequestro probatorio del materiale giacente. Sia di quelli appartenente a partite giudicate inidonee – è detto nel decreto – sia quello appartenenti a partite non esaminate - potenzialmente inidonee o pericolose - non essendo stato possibile distinguerli da quelli di partite esaminate con esito regolare". Secondo l’impianto accusatorio "la validazione" del materiale "ha quasi sempre seguito (e non anticipato) i pagamenti delle forniture. Cosicché le strutture Inail e Iss a supporto del Comitato tecnico scientifico si sono trovate nella scomoda condizione di dover sconfessare, in caso di giudizio negativo, pagamenti con denaro pubblico già erogati".

"A giustificazione di un operato meno rigoroso – scrivono i pm – c’era anche la situazione di emergenza in sé, che imponeva acquisizioni forzose, pur di non lasciare la popolazione sanitaria sprovvista di tutela. Una spiegazione che presta fianco ad evidente critica: dichiarare protettivo un dispositivo di dubitabile idoneità può indurre esposizioni sanitarie avventate".

a. farr.