I magistrati che fanno esperienza politica non potranno più tornare a indossare la toga, ma saranno ricollocati al ministero della Giustizia con funzioni amministrative. In vista dell’approssimarsi del Consiglio dei ministri che prima di Natale dovrebbe dare il via libera alla riforma, la ministra della Giustizia rivede alcune delle sue ipotesi iniziali. E si appresta ad accogliere una delle richieste che con più forza ha sostenuto il Movimento Cinquestelle: ripristinare lo stop definitivo alle porte girevoli tra politica e giustizia contenuto nel ddl Bonafede, testo base della riforma che Marta Cartabia ha scelto di modificare, con gli emendamenti che presenterà al Consiglio dei ministri, piuttosto che riscrivere da zero. La novità (assieme all’intenzione della ministra di ridurre il numero degli incarichi semidirettivi in magistratura) filtra dagli incontri in corso al ministero e che hanno interessato oltre alle forze politiche i rappresentanti di giudici e avvocati. Un intervento che non convince una parte delle toghe. "Si pone in palese frizione con la norma costituzionale dell’articolo 51 della Costituzione, che assicura a chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive di conservare il suo posto di lavoro", protesta il segretario dell’Anm Salvatore Casciaro di Magistratura Indipendente.