Il presidente dei Cinquestelle, Giuseppe Conte, era stato così accerchiato durante l’incontro tra i leader al Meeting di Rimini, che il moderatore Michele Brambilla ha opportunamente pensato di fare uno strappo alla regola e concedergli una "replica" non prevista. L’argomento sul quale si era formata quella che Salvini ha definito "una nuova maggioranza" era il reddito di cittadinanza, con tutto il centrodestra (di lotta e di governo) a distruggerlo, sotto il compiacente sguardo del presidente di Italia Viva Ettore Rosato (Renzi ha da tempo proposto un referendum per abrogarlo), del presidente di Noi con l’Italia, Maurizio Lupi, e del silenzio rivelatore di Enrico Letta. E, nel corso del superconfronto, il dibattito sulla misura bandiera dei Cinquestelle aveva preso così...

Il presidente dei Cinquestelle, Giuseppe Conte, era stato così accerchiato durante l’incontro tra i leader al Meeting di Rimini, che il moderatore Michele Brambilla ha opportunamente pensato di fare uno strappo alla regola e concedergli una "replica" non prevista.

L’argomento sul quale si era formata quella che Salvini ha definito "una nuova maggioranza" era il reddito di cittadinanza, con tutto il centrodestra (di lotta e di governo) a distruggerlo, sotto il compiacente sguardo del presidente di Italia Viva Ettore Rosato (Renzi ha da tempo proposto un referendum per abrogarlo), del presidente di Noi con l’Italia, Maurizio Lupi, e del silenzio rivelatore di Enrico Letta. E, nel corso del superconfronto, il dibattito sulla misura bandiera dei Cinquestelle aveva preso così tanto piede (e prevedibili titoli nei giornali) che oltre la replica dal palco, Conte ha sentito il bisogno di soffermarsi poi con i giornalisti e precisare le posizioni del Movimento. Ovviamente contrarie a qualsiasi ipotesi di eliminazione.

Le polveri erano state accese da Salvini. "Faccio mea culpa, la legge sul reddito di cittadinanza non la rivoterei. Il reddito di cittadinanza sta creando solo lavoro nero e disoccupazione. Ho chiesto al premier Draghi di riprenderla in mano. Gli imprenditori ci dicono che porta solo deserto economico e morale, disincentiva al lavoro e alla fatica".

Salvini guarda Conte, ma l’ex collega di governo fa finta di niente e distoglie gli occhi. Poi prende la parola la Meloni, sia pure in videocollegamento.

"Abbiamo sentito solo operatori del settore turismo che si sono lamentati del reddito di cittadinanza, perché non riuscivano a trovare persone disposte a sporcarsi le mani con il lavoro vero", dice la leader di Fd’I. Concetto ripreso da Tajani ("mortifica la dignità dei giovani"), tant’è che Salvini si alza e scherzosamente apostrofa: "Oggi è nata una maggioranza per cambiare il reddito". A quel punto, Brambilla concede la replica a Conte, che sia dal palco sia nel punto stampa post-incontro riafferma le idee del Movimento.

"Le persone che vivono nella povertà più assoluta non possono lasciarci indifferenti, si chiama inclusione sociale. Il reddito di cittadinanza è una riforma complessa, dobbiamo affinarla, abbiamo delle proposte per contrastare gli abusi e incentivare le politiche attive. Nessuno vuole le persone in poltrona. In ogni caso il M5s è assolutamente convinto su questa formula e la nostra posizione è anche quella del premier Draghi".

Assente di persona, Mario Draghi, avrà in qualche modo prestato orecchio a quanto accaduto e detto al Meeting. Le dissonanze più evidenti si sono registrate tra Letta e Salvini, che prima di salire sul palco avevano rilasciato dichiarazioni abbastanza pesanti. Oggetto della discordia il ministro Lamorgese e il sottosegretario Durigon. "Confermo la richiesta di dimissioni di Durigon – ha spiegato Letta – e credo che sia incompatibile l’apologia del fascismo con la presenza dentro questo governo". Salvini non ha replicato, anzi sul tema è apparso abbastanza possibilista ("troveremo una soluzione"). Le cartucce più grosse, del resto, le aveva già sparate, stavolta all’indirizzo della Lamorgese, chissà se con uno spirito in qualche modo "dissuasivo" e per evitare attacchi su Durigon.

"Mi domando come in questi otto mesi come abbia occupato il suo tempo la ministra Lamorgese. Penso che sia necessario pensare a un cambio perché altrimenti i problemi di sicurezza nazionale così non li gestiamo", ha detto Salvini. Si è trattato in qualche modo di un salto di qualità nella polemica, perché fino al giorno precedente il leader del Carroccio era stato critico ma non aveva chiesto esplicitamente le dimissioni della numero uno del Viminale. Ora starà a Draghi tirare le fila della sua rissosa maggioranza, anche se l’incombente campagna elettorale (si vota a ottobre) non lo aiuterà di certo a calmare le acque.

Pierfrancesco De Robertis