Roberto

Pazzi

Che pulsione si nasconderà mai al fondo della tentazione di riciclare qualche regalo ricevuto in queste feste? Quella di esprimere l’antipatia per un donatore che non abbiamo mai potuto soffrire? Quella di mascherarci da aiutante di Babbo Natale, per una seconda semina dei doni? Quella di dilatare la festa, continuando a impollinare gli amici? O forse un tantino di senso di colpa per aver esagerato nelle spese, alla vigilia del Natale? Una tardiva prudenza economica che ora prova a recuperare? Sta di fatto che il secondo versarsi della cornucopia dei doni ritorna spesso a visitarci, in questi giorni, talvolta facendoci davvero esagerare.

Dovremmo sempre domandarci, mentre rivestiamo con attenzione della stessa luccicante carta il dono consegnato a questa resurrezione, che cosa proveremmo noi se scoprissimo di essere oggetto della stessa bugia. Avremmo la prova di non essere molto simpatici, di non essere considerati degni di una spesa, di quanto esorbitiamo dall’ambito delle persone care, di come sia poco sensibile quel donatore fasullo, che magari consideravamo di ben altro spessore. L’arte di regalare è rivelatrice di uno sforzo di conoscenza da parte del donatore, della persona che ne sia oggetto. Svela che cosa pensa di noi e come ci immagina, che cosa ha notato dei nostri gusti. La falsità del dono è una dichiarazione di indifferenza che non può non ferire. Non dimentichiamolo, mentre si accumulano gli oggetti che saremmo tentati di riciclare.