Corrado Piffanelli Nella sua infinita sfortuna di uomo e atleta, Alex Schwazer ha avuto però un piccolo sollievo: quello di vedersi riconoscere la ragione in tempo. Quante migliaia di persone giovedì avranno ripensato a Pantani sul Mont Ventoux o sul Courchevel, trionfante contro un Arsmtrong che poi lo...

Corrado

Piffanelli

Nella sua infinita sfortuna di uomo e atleta, Alex Schwazer ha avuto però un piccolo sollievo: quello di vedersi riconoscere la ragione in tempo. Quante migliaia di persone giovedì avranno ripensato a Pantani sul Mont Ventoux o sul Courchevel, trionfante contro un Arsmtrong che poi lo avrebbe battuto sappiamo come. Ma Il Pirata la sua verità non l’ha avuta in tempo. E non avrà purtroppo nemmeno quella sul maledetto tasso di ematocrito che innescò la fine di un campione tra i più grandi della nostra storia, un valore subito contraddetto dalle analisi di poche ore dopo. Al di là delle responsabilità e dei tribunali, il potere assoluto dei custodi dell’antidopong continua a produrre errori clamorosi e incontrollati: quando si può avere giustizia è tardi.

Se poi aggiungiamo che la Wada non è finanziata solo dal Cio, come era un tempo e come buon senso vorrebbe, ma anche da governi e stati che ne appoggiano i progetti, ecco che la credibilità è molto limitata. Come non pensare che nella sterminata letteratura di errori non ci possano essere pressioni: il caso Armstrong avrebbe dovuto riequilibrare i poteri introducendo più contrappesi. Per cui non basta risarcire Schwazer, non basta azzerare la squalifica e dargli la chance di essere a Tokyo. Bisogna spezzare il circolo vizioso che distrugge carriere e vite e con esse mina la credibilità dello sport. Se di fronte a una grande impresa di un singolo oggi affiora sempre silenziosa ma sgradevole l’ombra del dubbio, la colpa di chi è? Di chi sospetta o di chi controlla in questo modo?