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20 lug 2022
marcella
Cronaca
20 lug 2022

Londra in affanno È il caldo? No, il dopo BoJo

20 lug 2022
marcella
Cronaca

Marcella

Cocchi

Il Regno Unito resta disunito. Certificato che la Brexit in un anno e mezzo ha portato solo più burocrazia e povertà, chiarito che la sucessione di Boris Johnson procede nella nebbia, l’isola che voleva liberarsi dal "giogo" europeo e, poi, anche di un primo ministro divenuto imbarazzante, ha perso l’aplomb, come la guardia di Sua Maestà piegata dal caldo (e refrigerata da un turista pietoso) che appare in una foto simbolo delle ultime ore di afa. La temperatura reale – oh my gosh 40° a Londra! – e politica sale sempre di più. I Tory sono più che mai divisi. Ieri l’ultimo round di votazioni nel partito Conservatore ha lasciato in pista tre aspiranti leader: in testa l’ex cancelliere dello Scacchiere Rishi Sunak, percepito però come traditore dai johnsoniani duri e puri per i sussidi pubblici "socialisti" da lui attuati in veste di responsabile dell’Economia, in seconda (momentanea) posizione l’eclettica icona dei transgender sottosegretaria per il Commercio estero, Penny Mordaunt, e lady Esteri, Liz Truss, falco anti Putin elogiato dall’Ucraina ma, soprattutto, sostenuta dall’ala destra del partito. Gli analisti ritengono che i 58 voti dell’ultima candidata eliminata, la Badenoch, si disperderanno tra i contendenti, ma potrebbero spingere la Truss. Si complica, insomma, la lotta interna con voto finale entro il 5 settembre. Ma nessuno si può permettere incertezze dopo la pur comprensibile fine di BoJo. Non possono concedersele gli inglesi, perché si prevede che il duo micidiale Brexit-Covid abbatterà il Pil di 4 punti, con l’export già calato del 15%, gli scaffali più vuoti, la chiusura di tante attività, meno studenti esteri e 6 britannici su 10 ormai pentiti per l’uscita. E non può permettersele nemmeno la Ue, perché una leadership inglese forte e atlantista è essenziale per contrastare la guerra di Putin, come ponte verso un’America oggi più debole, per coordinare il più possibile una politica comune contro l’inflazione globale. Dannata Brexit permettendo.

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