Il calciatore danese Christian Eriksen viene portato via in barella dopo il malore in campo
Il calciatore danese Christian Eriksen viene portato via in barella dopo il malore in campo
di Paolo Franci Il pallone rotola via mentre Christian Eriksen fa uno, due, tre passi senza forza e solo per inerzia. Poi si accascia al centro di un’immagine cruda, tremenda, mentre il cuore si ferma. Le immagini sono evidenti, inequivocabili perché, come vedremo più avanti, le abbiamo viste già altre volte. Tante. Troppe. In quel momento e al secondo giorno, l’Europeo che doveva riportarci alla normalità dopo oltre un anno di maledetto virus, ripiomba nell’ìncubo. Poco più di mezz’ora dopo però, sulle chat dei giornalisti che seguono l’Europeo, arriva una foto Getty Images che ritrae Eriksen sulla barella mentre esce dal campo con i suoi compagni a fare da cordone protettivo, con la mano in fronte, gli occhi aperti, maschera d’ossigeno e flebo. Quella foto, inattesa, è un salto di gioia e un tuffo nella speranza. Di più: è il primo...

di Paolo Franci

Il pallone rotola via mentre Christian Eriksen fa uno, due, tre passi senza forza e solo per inerzia. Poi si accascia al centro di un’immagine cruda, tremenda, mentre il cuore si ferma. Le immagini sono evidenti, inequivocabili perché, come vedremo più avanti, le abbiamo viste già altre volte. Tante. Troppe. In quel momento e al secondo giorno, l’Europeo che doveva riportarci alla normalità dopo oltre un anno di maledetto virus, ripiomba nell’ìncubo. Poco più di mezz’ora dopo però, sulle chat dei giornalisti che seguono l’Europeo, arriva una foto Getty Images che ritrae Eriksen sulla barella mentre esce dal campo con i suoi compagni a fare da cordone protettivo, con la mano in fronte, gli occhi aperti, maschera d’ossigeno e flebo.

Quella foto, inattesa, è un salto di gioia e un tuffo nella speranza. Di più: è il primo bollettino medico non ufficioso che dice come Christian Eriksen sia ancora in campo. Quello della vita. Come accade in questi casi, ci si chiede subito cosa possa essere successo. Se il giocatore magari abbia ricevuto un colpo poco prima. Niente di tutto questo. Ha avuto un malore con arresto cardiaco e per comprenderne causa e dinamiche ci vorrà del tempo.

Eriksen è "monitorato e in terapia intensiva", rimbalza nel diluvio di messaggi tra dirigenti della federazione danese, dell’Inter e degli uomini della Figc. Poi arrivano le dichiarazioni di Martin Schoots, agente di Eriksen, dopo un colloquio con il padre del calciatore: "Christian respira e può parlare, è sveglio". Inizialmente era circolata la voce che il trequartista si fosse dal poco vaccinato contro il Covid, notizia che è stata poi smentita.

Alle 7,31, meno di un’ora dopo rispetto agli attimi di terrore in campo, arriva anche il tweet della Dbu, la Federazione danese: "Christian è sveglio e le sue condizioni rimangono stabili. Rimane ricoverato al Rigshospitalet per ulteriori accertamenti. Stasera si riprende la partita contro la Finlandia dopo che ai giocatori è stato confermato che Christian sta bene". Arriva l’ufficialità e, mentre qualcuno storce il naso sulla decisione di riprendere la gara alle 20,30, ecco la notizia più bella, ancora una volta fatta filtrare dalla Federazione danese: è stato proprio Eriksen con un breve messaggio vocale inviato ai compagni, a chiedere loro di tornare in campo per lui, per i tifosi, per il Paese.

Poi arriva anche la telefonata del giocatore nello spogliatoio, in viva voce, tra lacrime e urla di esultanza dei compagni, pronti a tornare in campo. Sì, ma cosa è accaduto? Un’ipotesi arriva all’Adnkronos da Giovanni Caldarone, medico sportivo con otto Olimpiadi alle spalle. Secondo lui, il malore di Eriksen "rientra in quegli episodi, non nuovi tra gli sportivi, che sono quasi sempre di aritmia cardiaca, cioè crisi aritmiche che comportano un aumento dei battiti, con conseguente malore e perdita dei sensi, ma che possono persino portare alla morte". Per Roberto Vannicelli, cardiologo dello sport e medico della nazionale di pallavolo, è stata una fortuna che il dramma si sia consumato mentre Eriksen era in campo. "Ho ripensato subito a Morosini, mi è sembrato di rivedere la stessa scena – dice –. Ma è stato fatto tutto il necessario, per quello che ho visto io. Il soccorso è stato immediato, il protocollo è stato rispettato e ora mi sembra di poter dire che il peggio è passato".

Come sempre, tutto va preso e vissuto con la massima cautela, mentre sullo sfondo, in controluce, tornano volti e immagini di chi, invece, è caduto in campo o prima di entrarvi, per non rialzarsi mai più. Davide Astori è il primo nome che viene in mente. E poi Renato Curi, morto durante Perugia-Juve del 1977. O Giuliano Taccola per un malore all’Olimpico negli spogliatoi, dopo aver assunto un antipiretico. Andrea Cecotti, centrocampista della Pro Patria, che muore a a Treviso per una trombosi alla carotide nel 1987, sei giorni dopo un malore accusato in campo. Il 28 agosto 2007, tre giorni dopo aver perso conoscenza durante la partita Siviglia-Getafe di muore il 22enne Antonio Puerta. Eppoi, Bruno Boban, Bernardo Ribeiro, Patrick Ekeng, Marc-Vivien Foé, Miklòs Fehér, Phil O’Donnell, Daniel Jarque, Naoki Matsuda e molti altri ancora. Sono quelli che non ce l’hanno fatto correndo dietro a un pallone.