Gli operatori sono ormai rassegnati, i governatori delle Regioni di montagna sempre più scettici. Quest’anno, è il sentimento comune, è ormai andato. Quello che sta più a cuore, ora, è assicurarsi che dal governo arrivino ristori adeguati per una stagione che non è mai partita e che, sempre più probabilmente,...

Gli operatori sono ormai rassegnati, i governatori delle Regioni di montagna sempre più scettici. Quest’anno, è il sentimento comune, è ormai andato. Quello che sta più a cuore, ora, è assicurarsi che dal governo arrivino ristori adeguati per una stagione che non è mai partita e che, sempre più probabilmente, mai partirà. Nel prossimo Dpcm al vaglio di palazzo Chigi, infatti, ci sarà quasi sicuramente l’ennesimo slittamento dell’apertura degli impianti a dopo il 18 gennaio.

Una decisione che si traduce nel colpo di grazia per un settore che conta 15mila lavoratori, per la maggior parte stagionali, e guadagni da centinaia di milioni di euro. "Il rischio che salti l’intera stagione è più che mai reale, purtroppo", è l’amara confessione di Valeria Ghezzi, presidente dell’Anef, l’associazione nazionale che riunisce i gestori funiviari. "E questa – aggiunge – è una vera tragedia, perché per noi c’è anche il dopo. La nostra ripartenza sarà solo il prossimo Natale. Si tratta di una débacle senza precedenti, non solo per noi ma per tutti i lavoratori. Parliamo di famiglie intere dove magari la madre ha un albergo e il padre lavora negli impianti".

In attesa del via libera del Comitato tecnico scientifico al nuovo protocollo messo a punto dalla Conferenza delle Regioni, oggi governatori e governo cercheranno di trovare un’intesa per verificare se, e quando, riaprire gli impianti, compatibilmente anche al divieto di spostamento tra regioni. La riapertura, inoltre, appare al momento impensabile da parte di palazzo Chigi, almeno fino a quando resteranno chiuse le scuole.