Lunedì 17 Giugno 2024
STEFANO BROGIONI
Cronaca

L’interrogatorio-fiume di Toti. Otto ore e 180 domande. Ai pm: "Non ho preso un euro"

Il governatore ligure risponde a tutto e consegna anche una memoria difensiva di 17 pagine. "Ho agito nell’interesse dei cittadini. Ogni contributo è andato alla politica"

Genova, 24 maggio 2024 – È entrato poco dopo colazione ed è uscito all’ora dell’aperitivo. Nel mezzo, un pranzo consumato in fretta, senza il caviale delle intercettazioni, e soprattutto 180 domande preparate dai pm per il confronto investigativo più atteso. Quello della verità secondo Toti "nel supremo interesse della Giustizia, per restituire alla mia figura di uomo e di servitore dello Stato la Dignità che ho costantemente cercato di preservare", ha detto, consegnando una sua memoria di 17 pagine, primo atto difensivo del principale indagato del Liguria-gate.

L’arrivo di Giovanni Toti a Genova per l’interrogatorio con i pm (Ansa)
L’arrivo di Giovanni Toti a Genova per l’interrogatorio con i pm (Ansa)

Così, mentre su Genova s’alternano vento, sole, pioggia, ancora vento e ancora sole, Giovanni il governatore affronta i pm ribattendo punto su punto, dopo aver studiato con il suo legale, Stefano Savi, le 14mila pagine dell’inchiesta.

Otto ore: tanto è durato l’interrogatorio. Un fiume di parole contro il mare di accuse che, dallo scorso 7 maggio, hanno costretto Toti ai domiciliari con la contestazione, pesantissima, di corruzione per l’esercizio della funzione e per atti contrari ai doveri d’ufficio, e di aver ottenuto i voti della comunità riesina dopo le promesse fatte a personaggi in odor di mafia. La giornata più lunga comincia alle 11 di mattina e finisce alle sette di sera. La location dell’interrogatorio è segreta fino a quando Toti è stato notato sul sedile posteriore di un’auto scura, imboccare il varco di piazza Cavour che conduce dentro il porto. Per l’appuntamento con il presidente della Liguria, ancora formalmente in carica, è stata scelta la caserma del reparto aeronavale della finanza, a Molo Giano, oltre i varchi doganali. Un modo per tenere lontani telecamere e taccuini. Dentro quel porto che è identità e risorsa sin dai tempi delle Repubbliche Marinare ma che oggi avviluppa affari e intrighi. Non sempre leciti, secondo la procura.

Nessun preferito

Toti ha ribadito che i contributi gli sono stati elargiti "alla luce del sole" e che sono stati destinati alla politica. E i suoi interventi con gli uffici solo "per accelerare i tempi". "Abbiamo parlato con tutti, non soltanto con chi è stato un finanziatore", ha detto il governatore ai pm Federico Manotti e Luca Monteverde, e al procuratore aggiunto Vittorio Miniati. Citando l’esempio di Gianluigi Aponte, che "negli ultimi anni non ha versato nulla eppure molte delle sue richieste vengono tenute in conto anche maggiormente di quelle di Spinelli".

I rapporti con Aldo

Già, Spinelli. Il presunto corruttore che ha ottenuto per trent’anni il terminal Rinfuse, nocciolo dell’inchiesta. "Ho consentito nelle more della realizzazione della Diga foranea e degli altri investimenti portuali di continuare a far lavorare il Terminal Rinfuse, per altro posseduto a metà tra Spinelli e Aponte, senza ricadute negative sulla forza lavoro e sugli investimenti – ribatte Toti –. Nessun altro gruppo aveva manifestato il proprio interesse alla gestione". E i pranzi sulla ’Leila’? "Non un luogo nascosto e lussuoso di piacere. Basta conoscere le abitudini di vita e lavoro di Spinelli per sapere che la barca è da sempre utilizzata come succursale dell’ufficio". E tutto "sempre nell’interesse del porto", che, ricorda il governatore "è il principale contributore italiano".

ll contrattacco

Ma Toti non solo si difende. Nel suo memoriale accusa anche, fornendo una sua ricostruzione dell’affaire Rinfuse: "I maggiormente contrari in Comitato Portuale sono Carozzi e Canavese. Il secondo personaggio è notoriamente uomo vicino alla Famiglia Gavio, concorrente diretto in quanto terminalista, con forti interessi sul porto di Savona, Vado Ligure e sul terminal merci ferroviario di Rivolta Scrivia". E l’altro "appare influenzato degli interessi e dalla posizione del gruppo Aponte". Ce n’è anche per il suo predecessore, Burlando: parlando del pranzo ’Pd’ sulla barca di Spinelli, Toti fa notare che partecipa Giulio Schenone, "rappresentante del gruppo Psa in Italia e imprenditore in porto con diversi interessi. Lo stesso, considerato da sempre amico personale e politicamente contiguo all’ex governatore Burlando, e rappresentante in Confindustria dei terminalisti, in quei giorni interveniva, anche a mezzo stampa, in funzione esplicitamente contraria agli accordi per la risistemazione delle banchine di Sampierdarena e in modo meno netto, ma comunque noto, contro gli investimenti della Diga e dello spostamento dei depositi chimici. È anche in questo caso evidente che Schenone, attraverso la mediazione di Burlando era interessato a conoscere gli sviluppi della situazione per trarne vantaggio per il proprio gruppo".

I voti riesini

Toti respinge le accuse di aver dato o promesso utilità alla comunità. "Possibile che alcune battute anche tra me e lo staff siano state interpretate fuori dal contesto con cui il tema dei riesini veniva affrontato nelle riunioni".

Futuro prossimo

L’interrogatorio con i magistrati è propedeutico alla strategia difensiva pianificata: chiedere la revoca dei domiciliari. Forse già oggi: il difensore di Toti, in mattinata, sarà in procura e poi forse presenterà l’istanza al gip Paola Faggioni.