Giovedì 18 Luglio 2024
ANDREA GIANNI
Cronaca

Il rogo e i tre morti. Si indaga sul rispetto delle norme di sicurezza: "Forse un errore umano"

Gli pneumatici devono essere stoccati lontani da fonti di calore e acidi. Iscritto nel registro degli indagati il titolare dell’autofficina andata a fuoco. Disposta una consulenza dalla pm. Domani verranno autorizzate le autopsie.

Il rogo e i tre morti. Si indaga sul rispetto delle norme di sicurezza: "Forse un errore umano"

Il rogo e i tre morti. Si indaga sul rispetto delle norme di sicurezza: "Forse un errore umano"

e Marianna Vazzana

La perdita improvvisa di carburante dall’auto in riparazione, i vapori tossici, le fiamme che hanno raggiunto un deposito di pneumatici nell’autofficina al civico 8 di via Fra Galgario a Milano, zona Gambara. Un rogo diventato incontrollabile, l’effetto camino dovuto al vano scale, il fumo che in pochi istanti si è diffuso e ha invaso gli appartamenti ai piani superiori, uccidendo i coniugi Silvano Tollardo e Carolina De Luca, di 66 e 63 anni, e il figlio 34enne, Antonio Tollardo. I tre sono stati trovati a terra nel corridoio della loro casa al terzo piano, dove abitavano in affitto da almeno 30 anni. Morti soffocati per le esalazioni tossiche. Il bilancio rischiava di essere ancora più grave: quasi tutti gli altri appartamenti, infatti, erano vuoti in attesa di lavori di ristrutturazione. Quattro i feriti, lievi.

La prima relazione dei Vigili del fuoco ha cristallizzato alcuni elementi della dinamica, base per i futuri accertamenti nell’ambito dell’inchiesta aperta dalla Procura di Milano. Inchiesta che si concentrerà sulle cause dell’incendio – forse dovuto a imperizia ed errore umano, a un’operazione sbagliata da parte di chi stava riparando una Volkswagen Polo che si trovava in posizione rialzata, sopra una struttura-ponte – e sul rispetto delle misure di sicurezza e della normativa antincendio. Punti da chiarire al centro di una consulenza che verrà disposta dalla procuratrice aggiunta Tiziana Siciliano, a capo del pool che si occupa di salute e sicurezza sul lavoro, per individuare eventuali responsabilità.

L’inchiesta condotta dal Nucleo investigativo dei Vigili del fuoco è stata aperta per le ipotesi di reato di omicidio colposo e incendio colposo ed è stato iscritto nel registro degli indagati Fabrizio Antonio Ghiani, il 39enne titolare della piccola autofficina-elettrauto aperta dalla sua famiglia nel 1981. Un atto anche a sua garanzia, per consentirgli di nominare un legale e un consulente. Il primo passo delle indagini sarà però l’autopsia sui cadaveri delle tre vittime, che verrà disposta domani. Fabrizio Ghiani è descritto da chi lo conosce come un professionista "esperto e competente", un "gran lavoratore" che ha preso le redini della società di famiglia, la Ghidel sas. Una delle tante autofficine che, nelle città, spesso sorgono in zone residenziali, al piano terra di palazzi, a stretto contatto con chi abita ai piani superiori.

Anche per questa coesistenza di imprese che lavorano materiali infiammabili e persone, devono essere rispettate una serie di norme di sicurezza. Estintori, piano antincendio, misure per isolare l’ambiente in caso di incidenti e impedire che fiamme e fumo invadano gli altri spazi. Poi c’è la normativa sullo stoccaggio dei copertoni, che venerdì hanno preso fuoco dopo che il liquido infiammabile fuoriuscito dall’auto ha fatto da innesco. Secondo le normative, le "attività di stoccaggio degli pneumatici" sono "soggette agli obblighi di certificazione, ai controlli periodici e al rispetto di tutte le indicazioni in termine di prevenzione incendi".

Le gomme, inoltre, "devono essere conservate a distanza da qualsiasi fonte di calore, di acidi, idrocarburi, disinfettanti e ogni tipo di derivato del petrolio". Sono stati sottovalutati i possibili rischi? Le misure di sicurezza erano adeguate? Sono alcune delle domande al centro della consulenza che verrà disposta dalla Procura, con accertamenti resi difficili anche dallo stato del palazzo sotto sequestro, perché le fiamme hanno distrutto tutto.