Caso Resinovich, Bruzzone: quando è morta Lilly e perché potrebbe rimanere un mistero per sempre

La criminologa sulle nuove indagini per omicidio: bisogna capire dove è rimasta per 18 giorni. Cosa significa l’assenza di indagati

Trieste, 17 giugno 2023 - Caso Liliana Resinovich: le indagini oggi proseguono per omicidio volontario, senza indagati. Roberta Bruzzone, criminologa e psicologa forense: che cosa le suggerisce la combinazione di questi due elementi? “L’omicidio è un reato che il gip ha ipotizzato per consentire una serie di passaggi tecnici ulteriori. L’assenza di indagati significa che al momento non ci sono assolutamente elementi per puntare il dito verso qualcuno. Neanche in ipotesi”.

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La data della morte, l’elemento più misterioso

“Dei 25 punti che il gip mette in evidenza, mi sentirei di concentrarmi sull’elemento medico legale – osserva Bruzzone -. Consolidato il fattore tempo, bloccata l’epoca della morte non oltre il 2 gennaio, bisogna capire dove è stata Liliana Resinovich per 18 giorni. Gli unici elementi che contano per stabilire l’epoca del decesso sono quelli raccolti in sede di sopralluogo, il giorno del ritrovamento”.

L’esumazione del cadavere potrebbe aiutare?

Si è evocata l’esumazione, potrebbe aiutare a risolvere il rebus? “Un’esumazione oggi non avrebbe alcun rilievo per stabilire l’epoca della morte – non ha dubbi la criminologa -. I dati sono quelli registrati dal medico legale durante il sopralluogo sulla scena del ritrovamento, quindi il 5 gennaio 2022”.

L’ipotesi congelamento

L’opposizione del fratello Sergio ipotizza il congelamento. “Ma avrebbe lasciato sicuramente segni, dopo 18 giorni – è l’obiezione -. Si è parlato anche di raffreddamento. Nemmeno quello è sufficiente a fermare i fenomeni post mortali. Sicuramente la salma non è rimasta 18 giorni in quel parco”.

La criminologa Roberta Bruzzone
La criminologa Roberta Bruzzone

Quando è morta Liliana Resinovich?

“L’epoca della morte è da collocare tra il 2 e il 3 gennaio. La mancata ricrescita dei peli? Se è sopravvissuta per 18 giorni nessuno può escludere che si sia depilata lei stessa. Tracce di sapone e di colazione? Stesso ragionamento, non è detto che si riferiscano al 14 dicembre 2021. In sostanza, non sono elementi che bloccano la morte al giorno della scomparsa”.

La terza via: un’aggressione verbale e la morte

L’amico Fulvio Covalero aveva ipotizzato un’aggressione verbale che potrebbe aver provocato la morte per scompenso cardiaco acuto. “Veramente ne ho parlato per prima in tv – ricorda Bruzzone, che ha seguito il giallo di Trieste dalle battute iniziali -. Ho sempre pensato che questo fosse uno scenario possibile. Che Liliana Resinovich si sia allontanata da casa, possibilmente per prendere una decisione che non aveva così tanto sedimentato, a ridosso di questo famoso fine settimana che avrebbe dovuto dare inizio a una nuova vita con Claudio Sterpin. Possa quindi essere rimasta con qualcuno che l’ha in qualche modo aiutata per un periodo di diversi giorni fino al 2/3 gennaio. Quando una discussione particolarmente animata potrebbe averle causato un malore. Questo soggetto, impaurito dall’idea di avere conseguenze, avrebbe allora inscenato quello che tutti sappiamo”. La testa chiusa in due buste di plastica, il corpo in due sacchi da rifiuti. “Se è stato possibile la donna forse respirava poco perché stava morendo”.

“Cosa penso dell’omicidio volontario”

Ma proprio la scena del ritrovamento lascia dubbi alla criminologa sull’ipotesi dell’omicidio. “Uccidere qualcuno con quel tipo di sacchetti da spesa che sono stati trovati è impossibile. Perché se c’era una resistenza attiva, bastava una manata, un’unghiata per romperli. Sono un velo. Questo quindi presuppone che la persona sia in una condizione già di minorata difesa”. Gli esami tossicologici non hanno trovato tracce di sostanze sospette.

Il mistero di Lilly può rimanere tale?

Ma allora il mistero di Lilly può rimanere tale per sempre? “Temo che sia il finale di questa storia – è il dubbio dell’esperta-. Non penso purtroppo che quello che il gip ha disposto sposterà granché. Non sarebbe la prima volta che un caso riaperto torna alle medesime conclusioni dell’inizio perché nessuno degli accertamenti sposta poi completamente il quadro. Penso ad esempio a Mario Biondo, il cameramen palermitano. Tre perizie, tre autopsie. Alla fine si è concluso comunque con un’archiviazione”.