Christian Eriksen, 29 anni, esce dal campo dopo il malore
Christian Eriksen, 29 anni, esce dal campo dopo il malore
di Paolo Franci A volte, per fortuna o forse per miracolo, ritornano. Se ne vanno per un attimo o per qualche minuto, ma poi – sì, diamine – ritornano. Ed è bellissimo. Il perchè non si sa ancora, ma è ciò che è successo a Christian Eriksen domenica sera. Il medico della Nazionale danese, Moerten Boesen, è uno degli angeli che lo ha riportato alla vita: "Christian se n’era andato, in arresto cardiaco: praticamente era morto. Non so come abbiamo fatto a rimetterlo al mondo". "Quando sono arrivato il battito c’era, poi le sue...

di Paolo Franci

A volte, per fortuna o forse per miracolo, ritornano. Se ne vanno per un attimo o per qualche minuto, ma poi – sì, diamine – ritornano. Ed è bellissimo. Il perchè non si sa ancora, ma è ciò che è successo a Christian Eriksen domenica sera.

Il medico della Nazionale danese, Moerten Boesen, è uno degli angeli che lo ha riportato alla vita: "Christian se n’era andato, in arresto cardiaco: praticamente era morto. Non so come abbiamo fatto a rimetterlo al mondo". "Quando sono arrivato il battito c’era, poi le sue condizioni sono cambiate improvvisamente e il cuore non batteva più – continua Boesen –, con l’aiuto del medico dello stadio siamo riusciti a riportarlo indietro. È stato in grado di parlarmi prima di essere portato in ospedale". Parole che scolpiscono quei momenti drammatici. Poi, Boesen riavvolge il nastro.

"È successo tutto così velocemente – racconta –. Non sono un cardiologo, non posso scendere nei dettagli: per ora non c’è ancora una spiegazione. Questo è uno dei motivi per cui Chris è ancora in ospedale".

Eriksen è nella sua stanza del Rigshospitalet di Copenaghen, non sa che è andato e tornato tra i due mondi. Ora la domanda è: tornerà a giocare? Ieri ha voluto salutare i compagni, sbucando nella chat interna della squadra con un messaggio audio, mentre è fitta la collaborazione tra lo staff danese, l’equipe che si sta occupando di lui al Rigshospitalet e i medici dell’Inter, in continuo contatto con Copenaghen. L’obiettivo, adesso, è capire cosa sia successo. E, cioè, se si sia trattato solo di un malore o se c’è qualche anomalia clinica dietro a quell’arresto cardiaco non esplorabile attraverso i normali esami di idoneità sportiva. Al momento, le parti coinvolte, dalla Federazione all’Inter, sono d’accordo sulla volontà di non azzardare ipotesi fino al termine degli accertamenti.

Ha pochi dubbi, invece, Sanjay Sharma, il cardiologo che ha seguito Eriksen per 7 anni al Tottenham. "Il mio primo pensiero – ha detto – è stato: ’Mio Dio, c’è qualcosa che non abbiamo visto?’. Ma ho riguardato tutti i test effettuati negli anni con gli Spurs e tutto sembrava perfetto. Seguirlo è stato un mio preciso compito e, fino al 2019, i suoi risultati erano completamente normali. Posso dirlo perché ho fatto io quei test".

Sharma va giù dritto sull’ipotesi di ritorno in campo, facendone un problema di coscienza medica: "Non so se giocherà mai più a calcio. Di fatto è come morto, anche se per pochi minuti: il medico gli permetterebbe di morire ancora? La risposta è no. La buona notizia è che vivrà, la cattiva è che non so se giocherà un’altra partita di calcio a livello professionistico. Nel Regno Unito non giocherebbe. Saremmo molto severi al riguardo".