Gabriele Canè Subito due considerazioni. La prima, oramai certificata: i No vax sono completamente, definitivamente, assolutamente No vax. I margini di un ripensamento, di una riflessione, riguardo alla necessità, al dovere della vaccinazione, sono talmente esigui da apparire inesistenti. Il che non significa che si debba abbandonare la propaganda vaccinale, ma sapendo che chi non...

Gabriele

Canè

Subito due considerazioni. La prima, oramai certificata: i No vax sono completamente, definitivamente, assolutamente No vax. I margini di un ripensamento, di una riflessione, riguardo alla necessità, al dovere della vaccinazione, sono talmente esigui da apparire inesistenti. Il che non significa che si debba abbandonare la propaganda vaccinale, ma sapendo che chi non lo ha fatto fino ad ora, è molto probabile che non lo farà in futuro: perché il vaccino è una broda sperimentale; perché gli effetti collaterali sono devastanti; perché i dati ufficiali sono taroccati; perché il Covid è curabilissimo, ma non certo con i protocolli usati nel mondo, complici i media e la scienza pagati da Big Pharma. Stop. Qui si arena il dialogo, il confronto. È da questo stato di fatto che le autorità dovranno partire per prendere le prossime decisioni, gli eventuali, auspicabili giri di vite.

Seconda considerazione: quello che sta accadendo da noi, succede in tutta Europa. In modo sempre più violento come in Olanda (noi identifichiamo, loro 50 arresti!) o a Bruxelles. Uno scontro frontale. Allora, è certo che rivolgersi alla Ue è spesso come parlare ai pignoli misuratori del calibro delle zucchine. Ma se questa epidemia è un male comune; se i vaccini arrivano attraverso i canali comunitari; se esiste già contro il virus qualche indicazione uniforme pur con diverse applicazioni, compreso il green pass; se però fino ad ora ha prevalso un andamento in ordine sparso, e se c’è appunto un fronte diffuso e spesso violento di opposizione alla politica sanitaria comune; se insomma sul tavolo abbiamo tutto questo, non è velleitario chiedere all’Europa di stabilire regole e sanzioni uniformi, che rendano omogeneo il contrasto alla pestilenza. Che elevino un muro compatto, senza crepe tra un confine e l’altro. Sapendo che la battaglia ha due fronti uguali per tutti: il virus, e chi lo prende a braccetto invece che a cannonate.