Enrico Letta, 54 anni, è segretario del Partito democratico dallo scorso 14 marzo
Enrico Letta, 54 anni, è segretario del Partito democratico dallo scorso 14 marzo
di Antonella Coppari Paura tanta, ma di cosa nessuno lo sa. E forse questo è anche peggio. Di fronte a una minaccia delineata, infatti, ci si può organizzare per reagire. Le cose stanno diversamente quando si avverte una sensazione di instabilità ma non si sa se, quando e dove manifesterà le proprie conseguenze. Questo è il clima che si registra nel Pd, come nel resto della ex maggioranza giallorossa. L’esplosione dei 5stelle ha preso alla sprovvista tutti ma proprio tutti i democratici: prova ne sia il fatto che Letta sente un giorno sì e l’altro pure tanto Conte quanto Di Maio. Con l’ala moderata del partito (gli ex renziani) pronta a passare all’incasso: da Marcucci a Borghi, gli esponenti di Base riformista...

di Antonella Coppari

Paura tanta, ma di cosa nessuno lo sa. E forse questo è anche peggio. Di fronte a una minaccia delineata, infatti, ci si può organizzare per reagire. Le cose stanno diversamente quando si avverte una sensazione di instabilità ma non si sa se, quando e dove manifesterà le proprie conseguenze. Questo è il clima che si registra nel Pd, come nel resto della ex maggioranza giallorossa. L’esplosione dei 5stelle ha preso alla sprovvista tutti ma proprio tutti i democratici: prova ne sia il fatto che Letta sente un giorno sì e l’altro pure tanto Conte quanto Di Maio. Con l’ala moderata del partito (gli ex renziani) pronta a passare all’incasso: da Marcucci a Borghi, gli esponenti di Base riformista sparano a zero contro l’alleanza strutturale con M5s. Sarà uno dei temi della segreteria di lunedì ma la lista dei possibili problemi stilata tra Nazareno e dintorni è assai lunga.

Quello più angosciante, ma anche più lontano, è l’elezione del capo dello Stato: lo sfrangiamento dei grillini rende meno forte la voce del Pd. "In questo quadro, un presidente nascerà solo con un’intesa forte che riguardi Lega, FI, Fd’I, quel che resta dei centristi con il nostro partito in posizione subordinata", ammettono i democratici. "E questa – chiosano nel giro lettiano – è una destra che fa paura".

Ci sono, però, problemi ben più ravvicinati. Le amministrative per esempio: la partita rischia di complicarsi anche laddove i giochi sono fatti, come a Roma o a Napoli. "Quanti elettori di M5s sono pronti a votare al ballottaggio il nostro candidato?" è l’interrogativo che si pone la stragrande maggioranza del Pd. E il dubbio che lo scontro tra Grillo e Conte – quale ne sia l’esito – possa riverberarsi anche sull’elezione suppletiva per il collegio di Siena inizia a circolare tra i parlamentari.

Poi ci sono i nodi vicini ed eterni. Cioè il sostegno a Draghi. Quello non lo mette in discussione nessuno: né l’area Grillo né l’area Conte. Ma i malumori nel Movimento sono moltissimi e potrebbero emergere su questo o quel provvedimento, naturalmente con la giustizia al primo posto. Di questo hanno parlato ieri i deputati Pd nell’assemblea convocata dalla capogruppo Serracchiani: "Speriamo che il braccio di ferro grillino non pregiudichi il cammino dei tanti decreti e provvedimenti che abbiamo all’ordine del giorno a luglio", sospira Walter Verini.

Tutto ciò limitandosi ai problemi istituzionali e di governo: poi ci sono quelli di coalizione. L’alleanza che avrebbe dovuto mettere la sinistra in grado di competere con il centrodestra alle elezioni c’è ancora? Nessuno nega che se tra i 5stelle contiani e i 5stelle grillini finisse ai materassi, tenerli insieme in una maggioranza sarebbe impossibile. Ma potenzialmente più esplosiva è la situazione nel Pd dove i riformisti chiedono di voltare pagina. "L’alleanza con M5s è uscita di scena – avverte Andrea Marcucci – ora il partito riunisca tutti i liberal democratici per arrivare a un’intesa sui contenuti". Altrettanto netto Enrico Borghi: "Nel Pd c’è stato chi ha scambiato Conte per Maradona". Al Nazareno rintuzzano gli attacchi: "Chi sono i liberal? Renzi e Calenda che il nostro elettorato non può soffrire?".

Per quanto ripeta che "da soli non si vince", Letta incontra qualche difficoltà nel rispondere blindando un’alleanza con Conte che non si sa più cosa sarà e neppure se ci sarà. E qualora ci fosse, sarebbe un alleato ma pure una minaccia. È difficile negare che il partito di Conte, semmai nascerà, assomiglierà a un clone del Pd. L’aspetto più assurdo di questa vicenda è che potrebbe non succedere niente. Ognuno di questi timori, per quanto fondato, non è certo.