Sarà ancora un’estate difficile per la mobilità: sull’A1 file interminabili da giorni
Sarà ancora un’estate difficile per la mobilità: sull’A1 file interminabili da giorni
di Antonio Troise L’ingorgo è servito. Nulla di nuovo: puntuale, come un meccanismo ad orologeria, nei giorni dell’esodo, scoppia la polemica sull’inferno delle autostrade. Ieri, 20 chilometri di coda sull’A1, all’altezza di Firenze. Per non parlare del traffico congestionato sulla rete ligure. O sulla dorsale adriatica. Insomma, l’ennesimo week end di ordinaria emergenza. Con una domanda d’obbligo: si poteva evitare? La risposta è complessa. Dal momento che siamo di fronte al solito "pasticcio all’italiana", quello che trasforma un’idea e un progetto sicuramente positivo in un costo pesante per i cittadini...

di Antonio Troise

L’ingorgo è servito. Nulla di nuovo: puntuale, come un meccanismo ad orologeria, nei giorni dell’esodo, scoppia la polemica sull’inferno delle autostrade. Ieri, 20 chilometri di coda sull’A1, all’altezza di Firenze. Per non parlare del traffico congestionato sulla rete ligure. O sulla dorsale adriatica. Insomma, l’ennesimo week end di ordinaria emergenza.

Con una domanda d’obbligo: si poteva evitare? La risposta è complessa. Dal momento che siamo di fronte al solito "pasticcio all’italiana", quello che trasforma un’idea e un progetto sicuramente positivo in un costo pesante per i cittadini e le stesse concessionarie delle autostrade.

Per capire la situazione bisogna fare un passo indietro, quando, ad aprile del 2020, il ministero delle Infrastrutture dà l’ok a una nuova direttiva con le "linee guida per il monitoraggio e la manutenzione di ponti e viadotti". Un’operazione nata sull’onda dell’emozione seguita al crollo del Ponte Morandi e che, nella sostanza, ha l’obiettivo di rivedere gli standard di sicurezza sulle nostre infrastrutture. Partono le ispezioni sui ponti e i viadotti, si fanno i calcoli, si eseguono i test, si decidono gli interventi. Tutto bene.

Tranne che per un particolare non secondario: le nuove norme, spiegano dall’Aiscat, l’associazione dei concessionari autostradali, hanno un carattere sperimentale e avrebbero bisogno di essere gestite con una fase transitoria, per evitare di chiudere o interrompere la circolazione di punto in bianco, semplicemente applicando i nuovi standard.

Un esempio per tutti. Sui ponti costruiti negli anni 60, un mezzo pesante in frenata poteva scaricare, secondo le precedenti norme, una forza pari a tre volte la capacità di resistenza. Con il nuovo decreto, il valore sale a cinque. Risultato, l’ispettore chiude adottando i criteri più restrittivi, senza considerare la possibilità di una gestione più soft del decreto del ministero.

Per la verità, nei giorni scorsi, si era attivato un tavolo tecnico al ministero con le concessionarie autostradali e altri importanti gestori pubblici nazionali per analizzare il primo periodo di applicazione delle linee guida. A questo punto, si sarebbe dovuto attivare, un nuovo tavolo tecnico, coordinato dal Consiglio superiore, per definire le modalità di gestione del periodo transitorio, rivedendo qualche linea guida eccessivamente severa o applicabile in sicurezza con tempi più lunghi. Magari programmando i lavori senza scaricare il peso degli interventi di manutenzione sui poveri automobilisti costretti a lunghe ore di attesa e di coda nel periodo più rovente dell’anno.

Le associazioni dei consumatori sono già pronte a una class action per chiedere la restituzione dei pedaggi già versati nelle casse della società. In allarme anche i sindaci delle aree più colpite dagli ingorghi. Mentre il leader della Lega, Matteo Salvini, punta l’indice sulle opere, come la "gronda genovese", ancora bloccate a causa dei veti delle associazioni ambientaliste e di alcuni partiti politici. Nel frattempo dovremo rassegnarci all’ennesima estate di code e di ingorghi.