di Elena G. Polidori Come sempre, all’ultimo minuto. Tra governo e Regioni è di nuovo scontro sulla riapertura delle scuole, prevista sulla carta il 7 gennaio ma ora tornata di nuovo nel limbo per la presa di posizione di alcuni governatori (in particolare il Veneto Luca Zaia, ma anche il friulano Fedriga) che hanno già messo nero su bianco l’intenzione di posticipare al 31 gennaio le riaperture perché l’indice dei contagi non consentirebbe, sui territori, un livello di sicurezza adeguato. Con loro si è schierato il Cts, con Agostino Miozzo, che ha commentato: "La responsabilità dei governatori è quella di decidere se il territorio è pronto o no ad accogliere i ragazzi all’interno delle scuole, quindi spetta solo a loro decidere". Ma il governo, al contrario, è tutto proteso verso la ripartenza delle aule per il 7, con...

di Elena G. Polidori

Come sempre, all’ultimo minuto. Tra governo e Regioni è di nuovo scontro sulla riapertura delle scuole, prevista sulla carta il 7 gennaio ma ora tornata di nuovo nel limbo per la presa di posizione di alcuni governatori (in particolare il Veneto Luca Zaia, ma anche il friulano Fedriga) che hanno già messo nero su bianco l’intenzione di posticipare al 31 gennaio le riaperture perché l’indice dei contagi non consentirebbe, sui territori, un livello di sicurezza adeguato. Con loro si è schierato il Cts, con Agostino Miozzo, che ha commentato: "La responsabilità dei governatori è quella di decidere se il territorio è pronto o no ad accogliere i ragazzi all’interno delle scuole, quindi spetta solo a loro decidere". Ma il governo, al contrario, è tutto proteso verso la ripartenza delle aule per il 7, con in prima fila la ministra Azzolina ("Le regioni riflettano bene sulle conseguenze per studenti e famiglie, il governo ha fatto la sua parte") e un ministro Francesco Boccia (Affari Regionali) anche abbastanza minaccioso: "Chi sposta in avanti l’apertura delle scuole allora deve spostare anche la riapertura delle altre attività; se si sposta l’apertura delle scuole e si mantiene l’apertura dello sci il 18 gennaio c’è qualcosa che non va".

Ma in serata il ministro ai Beni culturali e Turismo, Dario Franceschini, ha posto in Consiglio dei ministri il tema del rinvio della riapertura delle scuole posto dal segretario Pd Nicola Zingaretti. Il capo delegazione Pd al governo avrebbe chiesto a nome dei dem di prorogare la chiusura almeno al 15 gennaio (data di scadenza del decreto sul tavolo del Cdm). Franceschini avrebbe posto il tema come una questione politica.

C’è ancora tempo per far cambiare idea ai governatori riottosi? Poco, visto che – come ricordato dallo stesso Miozzo – è stato il governo a dare "indicazioni per creare dei tavoli provinciali coordinati dai prefetti che sono la soluzione dei problemi a livello territoriale, quindi sono i governatori ad avere l’ultima parola". D’altra parte, ieri lo stesso ministero dell’Istruzione ha diffuso uno studio secondo cui la seconda ondata pandemica non ha colpito il corpo studentesco (incidenza di 108 su 10 mila) ma è stata invece molto severa con insegnanti e corpo non docente, con un’incidenza due volte superiore a quella della popolazione generale (circa 22010.000). Anche se l’Istituto superiore di sanità, che ha raccomandato di adottare un sistema di tracciamento rapido, è poi tornato a ribadire che la scuola è un posto "relativamente sicuro" e che i focolai che si sono sviluppati tra le classi sono il 2% del totale.

La situazione, al momento, è dunque la seguente. La Toscana ripartirà regolarmente il 7. "Saremo in minoranza – ha spiegato il governatore Giani – ma sono convinto che sia importante il ritorno in presenza con gli insegnanti e sia fondamentale per gli studenti". In Liguria invece le scuole non apriranno, almeno per ora: "Mi auguro che il governo si prenda la responsabilità altrimenti farò un’ordinanza, come hanno già fatto altri governatori", ha detto il presidente della Liguria, Giovanni Toti. Pure in Piemonte preferiscono aspettare quello che farà il governo: sulla riapertura delle scuole al momento "la situazione non è chiara", ha detto il presidente del Piemonte Alberto Cirio.

Anche nelle Marche la situazione non pare tranquilla e la didattica a distanza proseguirà al 100% per le scuole secondarie di secondo grado, statali e paritarie, fino al 31 gennaio. Come il Friuli Venezia Giulia, dove si ripartirà addirittura il 1 febbraio. "La scuola, e soprattutto la presenza, deve rappresentare una priorità – ha spiegato il governatore Fedriga – ma la priorità la si tutela se si comincia e si finisce l’anno scolastico in presenza, non se si fanno `stop and go´ continui". In ultimo, in Campania si riaprirà lunedì 11 gennaio, in Sicilia tra il 7 e l’8, il Trentino tornerà in classe il 7 mentre la Puglia posticiperà probabilmente di almeno 15 giorni. Anche i sindacati, in questa fase, si mostrano infine prudenti chiedendo quasi all‘unisono, al governo, almeno uno slittamento alla riaperture almeno fino al 18 gennaio. Poi, si vedrà.