di Loredana Del Ninno Adolescenti iperconnessi, con il 55% che dichiara di condividere spaccati della propria vita privata online. Una sovraesposizione in Rete, talvolta nemmeno voluta. Quasi sei ragazzi su 10 – in particolare tra i 15 e i 18 anni – denunciano infatti che foto e video vengono frequentemente fatti circolare sui social senza il loro permesso. E c’è anche un mea culpa: il 47% ha ammesso di avere diffuso materiale sul web, sprovvisto del consenso degli interessati. I dati sono frutto di una ricerca condotta da Telefono Azzurro e Doxa Kids su un campione di 1200 soggetti tra gli 8 e i 18 anni,...

di Loredana Del Ninno

Adolescenti iperconnessi, con il 55% che dichiara di condividere spaccati della propria vita privata online. Una sovraesposizione in Rete, talvolta nemmeno voluta. Quasi sei ragazzi su 10 – in particolare tra i 15 e i 18 anni – denunciano infatti che foto e video vengono frequentemente fatti circolare sui social senza il loro permesso. E c’è anche un mea culpa: il 47% ha ammesso di avere diffuso materiale sul web, sprovvisto del consenso degli interessati.

I dati sono frutto di una ricerca condotta da Telefono Azzurro e Doxa Kids su un campione di 1200 soggetti tra gli 8 e i 18 anni, illustrata, durante l’incontro Dalla Carta al Patto di Treviso – Trent’anni dopo, sempre dalla parte dei più piccoli, che termina oggi nel capoluogo della Marca. L’iniziativa riprende, nel trentennale della redazione, i contenuti del protocollo deontologico della professione giornalistica, dedicati al trattamento delle notizie riguardanti i minori, declinandoli in uno scenario rivoluzionato dall’utilizzo massiccio della Rete da parte di bambini e adolescenti. L’indagine sottolinea pure che, se il 20% dei giovani tra i 12 e 18 anni utilizza la Rete per studiare e informarsi, il 61% condivide notizie e informazioni sui social senza averne verificato veridicità e attendibilità.

Al nuovo Medioevo della conoscenza, si affianca un’esposizione mediatica non condivisa, che vede responsabili a sorpresa anche i genitori. Un ragazzo su quattro ha infatti riferito che mamma e papà pubblicano sui social contenuti che lo riguardano, almeno una volta al mese, generando fastidio e imbarazzo.

Comunque sia, l’appuntamento di Treviso evidenzia che bambini e adolescenti frequentano, crescono e vivono sempre più immersi nell’ecosistema digitale, utilizzando dispositivi e servizi pensati in origine per gli adulti. E, stando alle stime, a volte senza controllo: tre su dieci sono sui social senza il consenso dei genitori. Dal confronto è nato quindi un Patto, una sorta di alleanza, per rendere la Rete più a misura di bambino. "I produttori di contenuti e i fornitori di servizi digitali si astengano da ogni forma di utilizzo dell’immagine e dei dati personali di bambini e adolescenti che non sia strettamente necessaria all’esercizio della libertà di espressione e del diritto di cronaca", si legge in uno dei passaggi conclusivi della bozza, siglata oggi. Il protocollo invita anche la famiglia ad "astenersi da ogni forma di diffusione al pubblico di fotografie, video e dati personali di bambini e adolescenti, ivi incluso lo sfruttamento commerciale dell’immagine del minore".

"Entrare in Rete coinvolge tutta una serie di diritti – ha sottolienato il Garante dell’Infanzia e dell’adolescenza, Carla Garlatti – fino a non vedere interferenze illecite nella propria vita privata, a non essere esposti a delle immagini nocive. I minori vengono abituati a una sovraesposizione, ad una ricerca del consenso a tutti i costi. Gli adulti hanno un dovere morale di intervenire. Si deve passare da una carta deontologica a un codice etico, in cui tutti devono essere responsabili della loro tutela".