Un agente speciale delle milizie talebane presidia l’ingresso all’aeroporto di Kabul
Un agente speciale delle milizie talebane presidia l’ingresso all’aeroporto di Kabul
"Non c’è nessuna fretta di riconoscere i talebani", garantisce la portavoce della Casa Bianca Jen Psaki. La formula della smentita, debole e non lineare, rafforza le voci e le indiscrezioni sui contatti intensi fra gli Usa e i barbuti "studenti coranici". L’emittente televisiva afghana "Tolo News" ricorda che, secondo Psaki, gli Usa "si stanno coordinando con i talebani per evacuare i cittadini statunitensi e gli afgani "idonei" in Paesi terzi superando la data-limite del 31 agosto". Dopo quel giorno cruciale gli eredi del mullah Omar vorrebbero che restasse in Afghanistan...

"Non c’è nessuna fretta di riconoscere i talebani", garantisce la portavoce della Casa Bianca Jen Psaki. La formula della smentita, debole e non lineare, rafforza le voci e le indiscrezioni sui contatti intensi fra gli Usa e i barbuti "studenti coranici". L’emittente televisiva afghana "Tolo News" ricorda che, secondo Psaki, gli Usa "si stanno coordinando con i talebani per evacuare i cittadini statunitensi e gli afgani "idonei" in Paesi terzi superando la data-limite del 31 agosto".

Dopo quel giorno cruciale gli eredi del mullah Omar vorrebbero che restasse in Afghanistan "una presenza diplomatica". La fonte è ancora una volta un americano. "I talebani – ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price – sono stati abbastanza chiari sul fatto che a loro piacerebbe che altri Paesi lasciassero aperte le loro missioni diplomatiche: per parte loro si impegnano a garantire sicurezza e protezione. È qualcosa che rientra nel loro interesse e ne stiamo discutendo con una serie di nostri partner internazionali". Il Dipartimento però ha ribadito che la maggior parte del suo staff lascerà l’Afghanistan entro domenica (oggi per chi legge ndr). Fino al 31 resterà solo un piccolo nucleo di diplomatici e di civili impegnati nel ponte aereo.

"È difficile – ha chiosato Price – trovare uno Stato che si senta a suo agio in un Paese nel quale non c’è un accesso rapido all’aeroporto". I talebani sembrano intenzionati a diradare le perplessità del Dipartimento di Stato sul terreno. L’agenzia di stampa Associated Press ha constatato che sono stati rafforzati tutti i posti di blocco degli “studenti coranici“ sulle strade che portano allo scalo e che le aree nelle quali erano stipati i disperati che cercavano di entrare nell’aeroporto ora sono vuote. Altri sospetti su una collaborazione non dichiarata, ma reale, fra Washington e i barbuti islamisti che hanno conquistato Kabul il giorno di ferragosto rimbalzano dal Nangarhar, la provincia nella quale un drone statunitense Mq-9 "Reaper" ha ucciso due militanti dell’Isis-Khorasan, il gruppo terrorista che ha rivendicato l’assassinio di 170 persone accalcate sotto i muri di cinta dell’aeroporto di Kabul.

Uno dei due eliminati dal velivolo senza pilota sarebbe il guerrigliero che ha pianificato l’eccidio. Su quel territorio impervio due anni fa l’ex presidente Donald Trump ordinò di sganciare la bomba non atomica più potente a disposizione delle forze armate del suo Paese. Subito dopo e fino all’inizio dell’anno scorso la provincia è stata teatro di battaglie cruente fra i talebani e gli uomini in armi dell’Isis-Khorasan. Risale probabilmente a quei tempi l’inizio di una collaborazione fra gli Stati Uniti e gli eredi del mullah Omar. Ieri il generale Kenneth McKenzie, numero uno del Central Command americano, ha riconosciuto infatti che, grazie ai talebani, "sono stati scongiurati attacchi dell’Isis contro i soldati degli Stati Uniti".

Lorenzo Bianchi