di Claudia Marin Non saranno i 50 miliardi di cui parla Matteo Salvini, ma lo scostamento di bilancio per finanziare il prossimo decreto Sostegni sarà almeno di 40-45 miliardi di euro. Una dote che si dovrà tradurre non solo o non tanto in aiuti a fondo perduto, come è stato fino a oggi, ma principalmente in contributi per sostenere i costi fissi (da quelli per gli affitti a quelli per le spese degli impianti e delle tecnologie) e permettere l’esonero dell’Imu. Insomma, una boccata di ossigeno in arrivo, insieme con il Def, in uno scenario che resta di "incerta risalita dalla voragine", come...

di Claudia Marin

Non saranno i 50 miliardi di cui parla Matteo Salvini, ma lo scostamento di bilancio per finanziare il prossimo decreto Sostegni sarà almeno di 40-45 miliardi di euro. Una dote che si dovrà tradurre non solo o non tanto in aiuti a fondo perduto, come è stato fino a oggi, ma principalmente in contributi per sostenere i costi fissi (da quelli per gli affitti a quelli per le spese degli impianti e delle tecnologie) e permettere l’esonero dell’Imu.

Insomma, una boccata di ossigeno in arrivo, insieme con il Def, in uno scenario che resta di "incerta risalita dalla voragine", come scrivono gli economisti di Confindustria che prevedono per quest’anno un Pil in crescita del 4,1%, meno delle precedenti stime, e che ritengono che la Germania possa tornare a livelli pre-Coronavirus un anno prima di noi. Mentre il commissario europeo Paolo Gentiloni da un lato avvisa che anche per il biennio 2021-2022 "le politiche economiche devono rimanere di sostegno, con la sospensione del patto di stabilità", ma, dall’altro, a sua volta, lancia una vera sfida agli industriali: "Oltre al tempo della cura deve essere anche il tempo del coraggio che non è mai mancato alle imprese italiane"; rischiamo di perdere "una grande occasione" se ci sarà un semplice recupero parziale di quanto perso, in quel 4% del rimbalzo atteso nel 2021 dovrà esserci qualcosa di più". Certo è – insiste – che è "meglio rischiare di ritirare troppo tardi le misure di sostegno che farlo troppo presto", per non ripetere l’errore commesso dopo la crisi finanziaria del 2008.

Il rischio incombente, comunque, è quello di una uscita dalla crisi a diversa velocità tra settori produttivi e Paesi. È un elemento di preoccupazione ribadito anche dal presidente di Confindustria, Carlo Bonomi: "A fine 2022 il lungo recupero dell’economia italiana porterà alla completa chiusura del gap generato con la crisi pandemica (si prevede un -0,3% rispetto a fine 2019) ma altri grandi Paesi europei recupereranno prima, la Germania già a fine 2021". Il che avrà un impatto anche sull’occupazione, con quasi 300mila posti in meno quest’anno e con un recupero modesto nel 2022. Ma – avvisa sul punto Maurizio Stirpe, vicepresidente dell’associazione di Viale dell’Astronomia – questo dovrebbe spingere ad affrontare il nodo dello sblocco dei licenziamenti e invece non lo si fa, con una strategia miope".

La prospettiva più immediata, però, è quella che riguarda la definizione del prossimo pacchetto di sostegni. Al Tesoro sono in piena attività per la messa a punto del provvedimento. Ma nel frattempo gli analisti dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre avvisano che sarebbe indispensabile un "lockdown" alle tasse erariali, e rimborsi più pesanti alle aziende rispetto a quelli distribuiti fino ad ora, impegnando altri 80 miliardi di euro entro la fine di luglio. È la stima di quanto valgono gli interventi necessari per l’uscita dalla crisi delle attività economiche dovuta al Covid-19, nella prospettiva di un ritorno alla normalità grazie a vaccini e alla bella stagione.