di Elena G. Polidori Virginia Raggi, sindaca di Roma, è stata assolta in appello dall’accusa di falso in relazione alla vicenda della nomina di Renato Marra, fratello dell’ex capo del personale del Campidoglio Raffaele, a capo del Dipartimento turismo del Comune di Roma nel novembre del 2016. La nomina venne poi ritirata. Un giorno di festa per la Raggi che, tuttavia, all’uscita del tribunale, non ha mancato di rendere pubblica l’amarezza per la "solitudine politica" che l’ha accompagnata in questi quattro anni e quindi si è rivolta a chi le ha voltato le spalle. "Credo che debbano riflettere in tanti, anche e soprattutto, all’interno del M5s". E non solo. "Ora – ha aggiunto – chi ha la coscienza a posto non si offenda per queste parole, ma tanti...

di Elena G. Polidori

Virginia Raggi, sindaca di Roma, è stata assolta in appello dall’accusa di falso in relazione alla vicenda della nomina di Renato Marra, fratello dell’ex capo del personale del Campidoglio Raffaele, a capo del Dipartimento turismo del Comune di Roma nel novembre del 2016. La nomina venne poi ritirata. Un giorno di festa per la Raggi che, tuttavia, all’uscita del tribunale, non ha mancato di rendere pubblica l’amarezza per la "solitudine politica" che l’ha accompagnata in questi quattro anni e quindi si è rivolta a chi le ha voltato le spalle. "Credo che debbano riflettere in tanti, anche e soprattutto, all’interno del M5s". E non solo. "Ora – ha aggiunto – chi ha la coscienza a posto non si offenda per queste parole, ma tanti altri, almeno oggi, abbiano la decenza di tacere".

Tra i primi a commentare la sentenza di assoluzione il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio che l’ha esortata a "continuare a resistere, grande donna, il MoVimento 5 Stelle resiste insieme a te". Tra i primi commenti, anche quello del capo staff della Raggi, Max Bugani, ex socio di Rousseau, che con una frase velenosa ha detto molto più di tanti silenzi: "Un caloroso e affettuoso saluto a tutti coloro che avevano sperato nella sua condanna". Un messaggio indirizzato all’interno del M5s e a quell’ala governista che vede i suoi piani danneggiati dalla sentenza di oggi.

Raggi, infatti, si vuole ricandidare a sindaco, ha avuto il via libera della base grillina, ma c’è una maggioranza del Movimento, che va da Roberta Lombardi fino ad alcuni ministri grillini, che osteggiano il suo secondo giro in Campidoglio. Il Pd, poi, ha messo il veto sul suo nome. E nel futuro dell’alleanza giallorossa il prossimo sindaco di Roma giocherà un ruolo importante. Oggi, per dire, i governisti grillini si trovano a dover fronteggiare anche l’appoggio alla sindaca di Alessandro Di Battista (che commenta: "Colpita anche dal fuoco amico, ora iniziate a rispettarla") e l’endorsement di Beppe Grillo. Ostacoli pesanti, ma ora la domanda non è più "che cosa farà il M5s in caso di condanna della sindaca", ma "che cosa farà il centrosinistra nella scelta del suo candidato".

Con una certezza: con la Raggi in campo, un accordo tra Pd e M5s sarà impossibile. Paradossalmente questo rende più solida la posizione di quanti, come Carlo Calenda, si sono dichiarati fin dall’inizio totalmente contrari a ogni ipotesi di accordo con i pentastellati. Se Calenda, a quanto si capisce, andrà avanti, sarà difficile per il Pd trovare un nome per scalzare il leader di Azione. Vista la situazione, dunque, per il centrosinistra una via di uscita sarebbero le primarie, ma il rischio (anzi, la certezza) è mettere insieme nomi che neppure insieme farebbero un candidato vero contro il possibile candidato ‘forte’ del centrodestra e contro Calenda, dunque si ragiona per tatticismi, con un candidato che potrebbe essere buttato nell’agone elettorale solo per avere la certezza di poter intercettare i voti grillini al ballottaggio, però è una strategia fragile.

Ma il problema è anche del M5s. Che si troverà a dover sostenere per forza la Raggi nella consapevolezza che non tutto il partito tiferà per lei (anzi), mentre il Pd le farà apertamente la guerra. "Siamo contenti per l’assoluzione – ha confermato un fedelissimo di Nicola Zingaretti, come Marco Miccoli –, ma resta il giudizio politico sull’amministrazione fallimentare".

Lo stesso governatore del Lazio ha poi commentato: "Dalla sindaca mi dividono molte cose – afferma il segretario del Pd – visioni politiche e temi amministrativi. Ma è addirittura ovvio dire che il confronto o la battaglia politica nulla deve avere a che fare con le vicende giudiziarie". Insomma, per Roma, sinistra in ordine sparso. Mentre a destra, ancora non si vede neppure una luce.