di Remy Morandi Nei profondi abissi della Sicilia qualcosa si muove. Qualcosa di potente, impressionante e allo stesso tempo spaventoso. È la lava dell’Etna che in questi giorni sta dando spettacolo con le sue continue esplosioni (in soli quaranticinque minuti, nella notte di ieri, sono state una ventina), con i suoi getti incandescenti che hanno raggiunto fino i mille metri d’altezza e le sue colate tanto temute dalla popolazione. Tutto ha avuto inizio nelle prime ore di luce di venerdì 12 febbraio. L’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia registra alle pendici dell’Etna una scossa di terremoto di magnitudo 3.0....

di Remy Morandi

Nei profondi abissi della Sicilia qualcosa si muove. Qualcosa di potente, impressionante e allo stesso tempo spaventoso. È la lava dell’Etna che in questi giorni sta dando spettacolo con le sue continue esplosioni (in soli quaranticinque minuti, nella notte di ieri, sono state una ventina), con i suoi getti incandescenti che hanno raggiunto fino i mille metri d’altezza e le sue colate tanto temute dalla popolazione.

Tutto ha avuto inizio nelle prime ore di luce di venerdì 12 febbraio. L’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia registra alle pendici dell’Etna una scossa di terremoto di magnitudo 3.0. Niente di grave, una specie di avvertimento del vulcano, che in quei giorni non era ancora colorato di rosso fuoco. Tutt’altro: la neve bianca ne copriva la vetta, rendendo difficile immaginare cosa stava accadendo a circa 80 km di profondità.

Che cos’è successo, dunque, nelle viscere della Terra, che cosa ha scatenato le esplosioni di magma e che cosa sta accadendo in Sicilia? Ce lo dice l’Ingv di Catania. Il direttore Stefano Branca intanto rassicura: "Non è niente di assolutamente preoccupante". Le eruzioni "fanno parte della normale attività del vulcano", spiega. Per l’Ingv, comunque, si tratta di un "evento parossistico", ovvero di una serie di fenomeni esplosivi con i quali il vulcano è entrato in attività in questi ultimi giorni. Gli esperti hanno collocato la sorgente del tremore nel cratere di Sud-Est, tra i 2.900 e i 3.000 metri di quota dal livello del mare. È a quell’altezza che sono emersi i primi trabocchi lavici che hanno generato i vari flussi piroclastici.

L’Ingv di Catania ha poi spiegato che dai "risultati delle analisi di laboratorio" è emerso che "la composizione del magma dei prodotti eruttati" durante le fontane di lava "è tra le più primitive degli ultimi 20 anni".

Primitive? A spiegarci il significato di questo termine è il dipartimento di Geoscienze dell’Università degli Studi di Padova. Il magma primitivo "è quello che si forma all’atto della sua separazione dalla regione sorgente". Diverso dal "magma genitore", ossia quello "che ha dato origine ad altro magma di composizione diversa", spiegano gli esperti. E dunque, quello che è fuoriuscito dall’Etna è un magma, per così dire, originario. Che non ha subito molte modifiche nella sua composizione al momento della risalita verso la superficie. Per intenderci, la lava che in questi giorni sta sgorgando dall’Etna è essenzialmente la stessa di quella che si genera e si muove alle radici del vulcano. E come ricordano i vulcanologi, questo avviene a circa 80 km di profondità sotto terra.

Si lascia all’immaginazione quanta potenzia sia necessaria affinché il magma riesca a risalire una tale altezza fino alla superificie terrestre per poi esplodere in colate laviche.

Intanto, l’attività vulcanica prosegue. Le colate di lava hanno continuato ad avanzare lungo la valle del Bove, a quota 1.800 metri. Lo spettacolo è stato visto persino dalle Eolie. Il vulcanologo dell’Ingv Boris Behncke ha voluto commentare così gli eventi: "Abbiamo assistito a quel che è stato certamente fra i parossismi più intensi e magnifici" dell’Etna. Le immagini non lo smentiscono.