Fedez e Chiara Ferragni con le mascherine modello U-Mask
Fedez e Chiara Ferragni con le mascherine modello U-Mask
di Giulia Prosperetti Strumento essenziale nella lotta al Covid-19 le mascherine rappresentano anche uno dei business più redditizi della pandemia. Un giro d’affari che, secondo le stime, con 129 miliardi di questi dispositivi utilizzati ogni mese a livello globale si è prestato nell’ultimo anno a truffe e contraffazioni. Bene raro e costoso a marzo 2020, oggi le mascherine si possono trovare in gran quantità in farmacie, supermercati e negozi di ogni genere, soprattutto online. Per tale ragione, mentre la nuova ondata di Sars-CoV-2 continua a bloccare il nostro Paese, è bene scegliere con attenzione...

di Giulia Prosperetti

Strumento essenziale nella lotta al Covid-19 le mascherine rappresentano anche uno dei business più redditizi della pandemia. Un giro d’affari che, secondo le stime, con 129 miliardi di questi dispositivi utilizzati ogni mese a livello globale si è prestato nell’ultimo anno a truffe e contraffazioni. Bene raro e costoso a marzo 2020, oggi le mascherine si possono trovare in gran quantità in farmacie, supermercati e negozi di ogni genere, soprattutto online. Per tale ragione, mentre la nuova ondata di Sars-CoV-2 continua a bloccare il nostro Paese, è bene scegliere con attenzione le proprie protezioni destreggiandosi tra offerte apparentemente convenienti e modelli alla moda.

Solo due giorni fa il ministero della Salute ha disposto, in attesa di ulteriori accertamenti, il ritiro dal mercato delle popolari ‘U-Mask’ – considerate da personaggi dello spettacolo, politici e sportivi, dai calciatori ai piloti di Formula 1, il miglior compromesso tra protezione, design e sostenibilità ambientale – in quanto sono emerse lacune nella documentazione presentata dall’azienda italo-britannica U-Earth Biotech per la certificazione della nuova versione 2.1 come dispositivo medico di Tipo 2R.

Nonostante anche le mascherine certificate CE – come ha dimostrato il recente caso delle FFp2 irregolari marchiate 2163, codice dell’Ente Universal Certification, con sede in Turchia – possano, talvolta, nascondere delle frodi, fare attenzione al codice riportato sulle mascherine, controllando che corrisponda a quello indicato sulla confezione, rimane la condizione principale per acquistare un dispositivo sicuro.

Tralasciando le cosiddette mascherine di ‘comunità’, prive di certificazioni, attualmente in commercio la scelta è tra due grandi categorie: dispositivi medici e dispositivi di protezione individuale. Del primo gruppo fanno parte le mascherine chirurgiche il cui scopo è, unicamente, evitare che chi le indossa contamini l’ambiente. Dunque proteggono dal virus solo se vengono indossate da tutte le persone presenti in un certo ambiente. Per essere sicure devono presentare la dicitura ‘dispositivo medico’ (o DM); il codice EN 14683 relativo alla norma tecnica, da rispettare obbligatoriamente, che stabilisce i requisiti minimi di capacità filtrante e respirabilità delle mascherine a uso medico; e il marchio CE con proporzioni conformi a quelle stabilite dalla legge. Sulle mascherine deve essere, inoltre, indicata la tipologia (I, II o IIR) che indica un livello crescente di filtrazione batterica e la resistenza agli spruzzi.

I dispositivi di protezione individuale sono, invece, utilizzati per proteggere l’utilizzatore da agenti esterni evitando al contempo che lui stesso possa infettare altre persone. Tra questi le misure di contenimento della pandemia autorizzano l’utilizzo delle mascherine FFp2 (efficienza filtrante oltre il 94%) e FFp3 (oltre il 99,95%). In questo caso, oltre al marchio CE, sul prodotto deve essere presente la dicitura ‘conforme ai requisiti del regolamento UE 4252016 e alla norma EN 149:2001’.