Neonato, foto generica
Neonato, foto generica

Torino, 6 novembre 2019 -  Ha quattro mesi, soffre di una malattia rarissima e i genitori, che pure l'avevano molto desiderato - hanno fatto ricorso alla fecondazione eterologa - lo hanno abbandonato in ospedale. Non ce l'hanno fatta: farsi carico di lui era troppo complicato per loro.

E' davvero triste la storia di Giovannino, come l'hanno 'battezzato' le infermiere del S. Anna di Torino: finora è riuscito a sopravvivere al suo male - la ittiosi arlecchino - che di solito uccide in qualche settimana, ma non ha un posto dove andare. Neppure in una casa-famiglia, perché le sue condizioni necessitano di cure e strumenti particolari e il rischio infezioni è altissimo.
Così per ora Giovannino - in attesa del 'miracolo' di una casa che lo accolga - vive e lotta nel reparto di terapia intensiva neonatale, accudito amorevolmente dalle infermiere e coccolato un pochino anche dai giochi che qualche anima buona gli ha portato in ospedale.

Richieste di adozione per Giovannino

Mentre il nosocomio sta cercando una struttura che possa prendersi carico del neonato - che necessita di assistenza continua, quando avrà superato i sei mesi di vita - è scattata una gara di solidarietà per trovare una famiglia a Giovannino. La Casa dell'Affido del Comune, insieme al Tribunale dei minori, valuterà le richieste di affido e adozione che, in queste ore, stanno arrivando da ogni parte d'Italia. "E' un bimbo sveglio che sorride e ama essere portato in giro - spiega il medico Daniele Farina. Nelle ultime ore sono giunte molte telefonate di famiglie disposte ad adottarlo, ma occorre essere consapevoli che il piccolo necessita di molte cure, la pelle si spacca facilmente e deve essere trattata almeno tre volte al giorno con olio e crema idratante. Il rischio di contrarre infezioni è molto alto".

Dal Cottolengo lettera aperta al bimbo

Tra i molti disposti ad accogliere giovannino, anche la Piccola Casa della Divina Provvidenza, storico luogo di accoglienza di Torino fondato dal santo sociale Giuseppe Cottolengo. Don Carmine Arice, Padre generale del Cottolengo, ha scritto una lettera aperta al bambino: "Caro Giovannino, quando questa mattina abbiamo letto la tua storia, così breve ma già così importante, ci è venuto subito nel cuore il desiderio di accoglierti tra noi. Sai, don Giuseppe Cottolengo ha voluto una casa proprio per quanti fanno fatica a trovarne una perché la loro situazione di vita o di salute era particolarmente difficile. E così vogliamo continuare a fare anche noi. Anche per te, caro Giovannino, vorremmo pensare un'accoglienza degna del valore infinito della tua esistenza, con tutto ciò che sarà necessario e nelle modalità che richiede una situazione così particolare come la tua: insomma una casa con persone che ti vogliono bene e si prendono cura di te fino a quando sarà necessario. Se poi ci sarà una famiglia, con un papà e una mamma che vorranno essere tuoi genitori, - conclude don Arice nella lettera a Giovannino - saremo contenti di affidarti a loro".

Cos'è la patologia Ittiosi Arlecchino

L'Ittiosi Arlecchino è una grave disfunzione congenita della pelle, la più grave forma di ittiosi, e colpisce meno di un bebè su un milione. La pelle di chi ne è colpito è sottilissima e delicata, non sopporta i raggi solari e si inspessisce al punto da limitare in modo notevole i movimenti. La mancanza di elasticità rende difficoltosa anche la respirazione. In aggiunta, occhi, orecchie, labbra e dita possono presentare malformazioni di varia natura e le palpebre e le labbra si presentano rovesciate all'esterno sempre a causa della rigidità e dell'ispessimento della cute.

La patologia è soprannominata 'arlecchino' perché nel passaggio dall'ambiente uterino a quello esterno la pelle si secca spaccandosi in grosse placche di forma romboidale, simili a quelle del costume della maschera.