di Giampaolo Pioli Non si sono sbagliati. Non è stato un altro "errore di comunicazione" come l’annunciata invasione di terra a Gaza che non è avvenuta. Il bersaglio era proprio quello. Le forze dell’aviazione israeliana hanno bombardato e distrutto ieri la torre della stampa dove avevano sede tutti i maggiori mezzi di informazione, a partire dall’Associated Press americana e dalla tv del Qatar Al Jazeera. "Siamo sconvolti e inorriditi", dicono i dirigenti dell’AP. La Casa Bianca aggiunge che "la Sicurezza dei media è una responsabilità essenziale". Con questo attacco Israele ha deciso di forzare la mano e di colpire proprio il centro nevralgico dell’informazione. Hamas utilizzava i media "come scudi umani" e per nascondere "le...

di Giampaolo Pioli

Non si sono sbagliati. Non è stato un altro "errore di comunicazione" come l’annunciata invasione di terra a Gaza che non è avvenuta. Il bersaglio era proprio quello. Le forze dell’aviazione israeliana hanno bombardato e distrutto ieri la torre della stampa dove avevano sede tutti i maggiori mezzi di informazione, a partire dall’Associated Press americana e dalla tv del Qatar Al Jazeera. "Siamo sconvolti e inorriditi", dicono i dirigenti dell’AP. La Casa Bianca aggiunge che "la Sicurezza dei media è una responsabilità essenziale".

Con questo attacco Israele ha deciso di forzare la mano e di colpire proprio il centro nevralgico dell’informazione. Hamas utilizzava i media "come scudi umani" e per nascondere "le sue risorse militari", ha giustificato il bombardamento l’esercito israeliano.

"Questo episodio rappresenta uno sviluppo incredibilmente inquietante della situazione – dice il presidente dell’Associated Press Gary Pruitt – abbiamo evitato per un soffio la perdita di vite umane nell’edificio, il mondo sarà meno informato su quello che accade a Gaza dopo ciò che è successo".

Come rappresaglia Hamas ha scatenato una nuova pioggia di missili (negli ultimi giorni almeno 2.000 che hanno causato nove vittime israeliane) contro Tel Aviv. E gli scontri tra la popolazione araba e quella ebrea si sono registrati non solo sulla Striscia di Gaza e sul confine libanese, ma si sono spostati anche in altre 60 città israeliane. Adesso sono diventati quotidiani gli assalti, le aggressioni e gli accoltellamenti fra estremisti di entrambe le parti. Il ministero degli Esteri americano ha scoraggiato i turisti Usa dall’intraprendere un viaggio in questi giorni in Israele o Palestina.

Oggi al Palazzo di Vetro è convocata una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza determinato a chiedere, su richiesta dello stesso segretario generale António Guterres, un immediato cessate il fuoco per lasciare spazio ai mediatori americani, egiziani e dello stesso Qatar pronti ad incontrare israeliani e palestinesi per una ripresa del confronto sulla road map che di fatto è congelata da anni.

Il presidente americano Joe Biden si è sentito al telefono con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, il quale ha voluto sottolineare che "stiamo facendo il possibile per evitare di colpire persone innocenti".

Al presidente americano viene chiesta una posizione meno ambigua e attendista. L’America riconosce da sempre il diritto all’autodifesa di Israele, ma adesso la Casa Bianca vuole riflettere sulla "protezione incondizionata di Israele" come invece è sempre accaduto in passato.

"Hamas ha trasformato zone residenziali a Gaza in postazioni militari elevate e per raccolta di dati di intelligence – dicono le autorità israeliane – Quando Hamas utilizza uno di questi obiettivi questo diventa un target militare legittimo".

Questa volta però coi droni kamikaze degli arabi e le bombe intelligenti e chirurgiche degli israeliani sono morti 39 bambini insieme ad altri 130 civili.

Con volto pieno di paura un abitante del palazzo dei giornali bombardato e raso al suolo si è presentato negli uffici di Al Jazeera e dell’AP informandoli che entro venti minuti sarebbero arrivate le bombe israeliane. Se non fosse stato evacuato immediatamente sarebbe stata una strage.

Il ministro degli esteri iraniano Zarif si è rifiutato di tornare a Vienna per proseguire nel confronto con gli americani sul trattato nucleare dopo che il premier austriaco aveva fatto issare la bandiera di Israele sul palazzo del governo. E Il re di Giordania, Abdallah II, teme che l’atteggiamento di Israele nei confronti dei palestinesi favorisca l’estremismo con il rischio di destabilizzare tutta la regione medio-orientale.