Enza Sampò, classe 1939, in una foto a Venezia durante il Festival del Cinema nel 1965
Enza Sampò, classe 1939, in una foto a Venezia durante il Festival del Cinema nel 1965
di Massimo Cutò "Quando sono entrata in Rai le donne quasi non esistevano. Io e le altre siamo state pioniere, abbiamo inventato una tivù al femminile. Una bella sfida". Enza Sampò, torinese, classe 1939, è stata per mezzo secolo un punto di riferimento nell’emittente di Stato. Protagonista con diritto di parola e di pensiero, ben oltre il ruolo di valletta. Ha tenuto banco dal 1957 al 2008. Ha anticipato i tempi con le inchieste giornalistiche, i talk, la cucina, la rassegna stampa, le storie verità. Colta, intelligente, garbata, ironica, raffinata, elegante, sofisticata ma popolare: primadonna grazie a uno stile inconfondibile. È vero che tutto partì da una bocciatura? "Avevo sedici anni, nel ‘55 feci il provino da annunciatrice spinta da Maurizio Corgnati, amico dei miei che più tardi avrebbe sposato Milva. Non passai la selezione. Il giudizio fu: brunetta tutto pepe adatta a programmi per ragazzi". Si è presa la rivincita due anni dopo? "Esatto. Ho presentato Anni verdi, una specie di Non è la Rai ante litteram. Così è cominciata l’avventura". Da dove veniva? "Famiglia piemontese sfollata nelle Langhe. Papà era ufficiale di Marina, mamma cantante lirica e maestra di taglio. Anche a me piaceva lavorare le stoffe e cucire: ho studiato Economia domestica,...

di Massimo Cutò

"Quando sono entrata in Rai le donne quasi non esistevano. Io e le altre siamo state pioniere, abbiamo inventato una tivù al femminile. Una bella sfida". Enza Sampò, torinese, classe 1939, è stata per mezzo secolo un punto di riferimento nell’emittente di Stato. Protagonista con diritto di parola e di pensiero, ben oltre il ruolo di valletta.

Ha tenuto banco dal 1957 al 2008. Ha anticipato i tempi con le inchieste giornalistiche, i talk, la cucina, la rassegna stampa, le storie verità. Colta, intelligente, garbata, ironica, raffinata, elegante, sofisticata ma popolare: primadonna grazie a uno stile inconfondibile.

È vero che tutto partì da una bocciatura?

"Avevo sedici anni, nel ‘55 feci il provino da annunciatrice spinta da Maurizio Corgnati, amico dei miei che più tardi avrebbe sposato Milva. Non passai la selezione. Il giudizio fu: brunetta tutto pepe adatta a programmi per ragazzi".

Si è presa la rivincita due anni dopo?

"Esatto. Ho presentato Anni verdi, una specie di Non è la Rai ante litteram. Così è cominciata l’avventura".

Da dove veniva?

"Famiglia piemontese sfollata nelle Langhe. Papà era ufficiale di Marina, mamma cantante lirica e maestra di taglio. Anche a me piaceva lavorare le stoffe e cucire: ho studiato Economia domestica, una materia che non esiste più".

Immaginava che la televisione sarebbe diventata la sua vita?

"Macché. Vedevamo Lascia o raddoppia? a casa dei vicini, figurarsi. Però mi piaceva già tanto: ho provato e sono entrata nel tubo catodico".

Chi erano i suoi modelli?

"Il piccolo schermo aveva due grandi donne. Elda Lanza è stata la prima conduttrice, poi giornalista e scrittrice. Studi alla Cattolica e alla Sorbona: era esperta di bon ton e divenne docente di Storia del costume mollando la Rai. Se n’è andata due anni fa purtroppo".

E l’altra?

"Bianca Maria Piccinino. Laureata in biologia e divulgatrice scientifica esordì a fianco di Angelo Lombardi ne L’amico degli animali. Poi si è specializzata nella moda e continua a occuparsene. È stata conduttrice del Tg1 assieme a Emilio Fede nel ‘75".

Fede è stato un suo fidanzato o sbaglio?

"Abbronzato, ciuffo nero, denti bianchissimi. Alla sede Rai di Torino corteggiava tutte le ragazze e le caricava sul suo spiderino. Un giorno mi porse un paio di occhiali da sole: Enza, li hai lasciati l’ultima volta sul sedile. Non erano miei e tanti saluti. Farfallone ma grande giornalista".

C’è stato un altro uomo famoso prima del matrimonio: Umberto Eco.

"Stavamo insieme benché lui avesse sette anni più di me. Faceva il militare, scendeva dal tram in divisa e mi prendeva sottobraccio. Io mi vergognavo a uscire con quel soldatino, ero in tivù e facevo la figa. Da non credere eh".

Che tipo era?

"Onnisciente, chiacchierone, molto divertente. Mi dava da leggere Sartre e Lolita, frequentavamo intelligenze come Vattimo, Berio, Leydi, Furio Colombo. Mia madre era preoccupata. A un certo punto ho capito che con lui sarei stata sempre sotto esame e ho rotto il fidanzamento. Mi raccomandò: ti prego, mettiti con tutti ma non con Mike".

Era la famosa fenomenologia di Mike Bongiorno?

(ride) "Un collega squisito, il re del quiz. Ci siamo incontrati a Campanile sera che metteva di fronte due paesi di Nord e Sud. Era un viaggio nella provincia italiana. Mike conduceva in studio, gli inviati eravamo io ed Enzo Tortora. Due cavalieri che hanno alleggerito le mie amarezze".

Quali?

"Andavo tra la folla nelle piazze e volavano pizzicotti sul sedere finché mi diedero la scorta. E poi letteracce, disegni osceni. Ci ho sofferto tanto, un certo pubblico maschile non mi accettava".

Perché?

"La società era arretrata e sessuofobica. Io ero fuori dai canoni tradizionali della maggiorata, ho faticato con il mio aspetto androgino poco rassicurante. Portavo i pantaloni e questo sconcertava: un’analisi di mercato per un prodotto di cui ero testimonial mi definì fallocratica. Sono stata accettata solo dopo la maternità".

Era femminista?

"Per legittima difesa e senza bandiere. Non ho fatto la battaglia del reggiseno. Del resto in Rai non ci si pensava, il cambiamento è avvenuto per gradi dopo il ‘68".

Oggi è diverso?

"L’uomo è considerato un nemico ed è sbagliato: se ti apre lo sportello fa un gesto galante. Vedo un’aggressività femminile che ci porta indietro, spero sia solo un passaggio. Le lotte giuste sono quelle per la parità dei ruoli e della busta paga, non le quote rose che trovo svilenti".

Com’era la sua televisione?

"Formativa. Aveva una funzione etica profonda. Il maestro Manzi insegnava a leggere e scrivere, i programmi d’intrattenimento educavano al buongusto. Gli autori Rai erano di grande spessore, avevamo l’ambizione a far bene, la selezione era severa. Ho lavorato con Barbato, Giorgio Vecchietti, Pastore, Maurizio Costanzo. Volevamo cambiare il mondo: una molla sparita, ora si vive di social e la volgarità alza gli ascolti. Sono contenta di aver chiuso la carriera a fianco di Fabrizio Frizzi, un ragazzo vecchio stampo".

Nel 1960 ha presentato Sanremo con Paolo Ferrari. Emozionante?

"Fui chiamata all’ultimo minuto, sono partita con mia madre che mi ha accompagnata a comprare un vestito e dal parrucchiere. Avevo 21 anni, appena maggiorenne: non mi sono resa conto di quel che facevo sul palco".

E la sua imitazione fatta da Noschese?

"Era il segno della celebrità. Ho la voce bassa e parlo nel muso, lui mi parodiava con frasi incomprensibili. Bravissimo".

Di lei Corrado disse scherzando: questa Sampò sa tutto.

"Ho avuto buoni maestri. E un marito straordinario come Ottavio Jemma, intellettuale raffinato e gentiluomo meridionale. Abbiamo cresciuto tre figli: un avvocato, un professore universitario e un campione di deltaplano".

È celebre la sua intervista a Fabrizio De André: come andò?

"Era il ‘69, lui per la prima volta in uno studio con i suoi brani, la sua ritrosia. Evitava di cantare in pubblico: non sono preparato per fare uno spettacolo, spiegò. Tanti anni dopo ho saputo che aveva accettato l’intervista perché a farla ero io. Ne vado orgogliosa".

Si rivede nelle donne in video di oggi?

"Ammiro la loro disinvoltura, sono nate con la televisione e sanno farla con naturalezza. Certo trionfa il tacco 12 mentre io portavo le ballerine. C’è molta attenzione al lato B. E poche si negano una generosa scollatura". Mezzo secolo di Rai: lo rifarebbe?

"Tutto sommato sì, anche se alla fine non mi divertivo più. Ma altrove avrei combinato disastri".