Napoleone Bonaparte attraversa le Alpi nel quadro di. Jacques-Louis David
Napoleone Bonaparte attraversa le Alpi nel quadro di. Jacques-Louis David
di Antonio Patuelli A fine Settecento venne scoperto il primo vaccino per combattere il vaiolo, la malattia contagiosa che allora produceva gravi e fatali epidemie. Per diffondere capillarmente i vaccini, nel 1801 vennero installati a Parigi centri di vaccinazione gratuiti innanzitutto per i bisognosi. Le vaccinazioni dimostrarono che erano utili ed efficaci per combattere il vaiolo e innocue per la salute. Il ministro Luciano Bonaparte, fratello...

di Antonio

Patuelli

A fine Settecento venne scoperto il primo vaccino per combattere il vaiolo, la malattia contagiosa che allora produceva gravi e fatali epidemie. Per diffondere capillarmente i vaccini, nel 1801 vennero installati a Parigi centri di vaccinazione gratuiti innanzitutto per i bisognosi. Le vaccinazioni dimostrarono che erano utili ed efficaci per combattere il vaiolo e innocue per la salute. Il ministro Luciano Bonaparte, fratello di Napoleone, fece vaccinare sua figlia in pubblico. Napoleone rese obbligatoria la vaccinazione prima alle reclute dell’esercito, e poi a tutta la popolazione francese, come ricorda Isabella Zolfino (Iniziative socio sanitarie nell’Elba napoleonica, Persephone edizioni). All’avanguardia nella ricerca scientifica e nella lotta al vaiolo, nell’Italia francesizzante d’inizio Ottocento, vi era il medico lombardo Luigi Sacco (cui ora è dedicato l’importante ospedale milanese) che diffuse il vaccino innanzitutto in Lombardia, dove la Repubblica Cisalpina (satellite della Francia) lo nominò primario dell’ospedale Maggiore di Milano e direttore delle vaccinazioni che poi egli estese innanzitutto a Parma, Reggio Emilia, Modena e Bologna. La spinta della ricerca scientifica, gli sforzi delle Istituzioni e dei sanitari dell’epoca dovettero ampliarsi anche alla persuasione di chi nutriva pregiudizi e contrarietà preconcetta verso il vaccino contro il vaiolo. Ma all’inizio dell’Ottocento arrivarono in Italia anche altre gravi epidemie, spesso mortali, come la febbre gialla (detta anche "vomito nero") che comparve a Livorno nel 1804 a seguito dell’arrivo in porto di una nave mercantile spagnola. La febbre gialla produsse il panico nelle popolazioni e venne combattuta innanzitutto con disinfezioni e iniziative di prevenzione.

La vicina isola d’Elba, che dipendeva integralmente dalle importazioni via mare, pose in essere per qualche tempo anche una specie di embargo, col divieto di avvicinamento e di approdo delle navi. Insomma, le epidemie e le pandemie non sono una novità degli anni Duemila, ma si sono ancor più gravemente palesate nei secoli scorsi e sono state combattute con ogni mezzo di prevenzione allora conosciuto, sia con misure di igiene pubblica, sia con i vaccini, man mano che venivano finalmente scoperti.