Alessandro Milan Siamo ormai oltre l’infodemia, vale a dire la massiccia dose di notizie su giornali, radio e tv. Ormai siamo drogati, impossibilitati a vivere senza la dose giornaliera di chiacchiere sul virus. Cosa servirebbe per rompere questo schema? Un atto di coraggio, innanzitutto, una sorta di purificazione mentale. Io ieri ho provato per qualche attimo un qualcosa del genere, quando un ascoltatore di Radio24 ci ha...

Alessandro

Milan

Siamo ormai oltre l’infodemia, vale a dire la massiccia dose di notizie su giornali, radio e tv. Ormai siamo drogati, impossibilitati a vivere senza la dose giornaliera di chiacchiere sul virus. Cosa servirebbe per rompere questo schema? Un atto di coraggio, innanzitutto, una sorta di purificazione mentale. Io ieri ho provato per qualche attimo un qualcosa del genere, quando un ascoltatore di Radio24 ci ha raccontato cosa avviene in Svezia. “Qui, da qualche giorno, è partito il liberi tutti!” E nel dirlo il suo, il nostro cuore, il mio e quello del mio socio al microfono Leonardo Manera, si sono lasciati andare per qualche attimo all’entusiasmo. E’ stato un moto gioioso, fanciullesco, un volersi riappropriare della vita. Siamo usciti dalla bolla, abbiamo potuto esultare con un “evviva, anche noi in Italia arriveremo al liberi tutti!”.

La strada è lunga, certamente, nessun vuole mandare in pensione i Bassetti, i Burioni, i Pregliasco, nessuno vuole zittire gli esperti del Cts e dell’Iss, ma il solo fatto di crederci ci ha fatto bene. Dirlo ci ha rinfrancato lo spirito, ci ha permesso di accantonare per un attimo l’angoscia, ci ha fatto disincagliare dal blob colloso.

Peraltro in Svezia la percentuale dei cittadini che ha avuto la prima dose si aggira attorno all’80%, non è molto diversa dalla nostra perché è l’80% della popolazione vaccinabile, che in Svezia va dai 16 anni, mentre da noi si possono vaccinare anche i dodicenni. Ma non è il caso di disquisire di numeri, sennò ripiombiamo nel centro della bolla, bensì di pensare che si può evadere da quella prigione mentale che ci vuole sempre cupi, ripiegati. In questo i talk show televisivi hanno un ruolo: cari conduttori, parlateci di geopolitica, di economia, di lavoro, dei referendum, del Grande Fratello piuttosto, perfino delle elezioni amministrative ma, vi prego, non fossilizzatevi su un unico argomento perché “di cosa altro vuoi parlare, con tutti questi morti?” E’ una prigione mentale la vostra, la nostra. Ma le chiavi per evadere dalla cella sono dentro di noi.

P. S. Ho fatto il medesimo appello ai conduttori televisivi un anno fa, e siamo ancora qui. Nella bolla.