di Alessandro Malpelo   Le vaccinazioni di massa reggeranno l’assalto delle varianti nel prossimo autunno: la speranza (corroborata dai trend, anche se in questo campo mancano certezze assolute) è che saremo al riparo dai pericoli della pandemia, con una maggiore libertà di movimento, senza doverci sottoporre tutti alla famigerata terza dose. Ma allora quando sapremo se ci sarà bisogno di ulteriori richiami, magari con vaccini più sofisticati? "Probabilmente la risposta la avremo tra ottobre e novembre, la cosa buona è che pare si possano combinare prodotti diversi, per esempio AstraZeneca con Pfizer, e pare diano un’ottima risposta". Sono parole di...

di Alessandro Malpelo

 

Le vaccinazioni di massa reggeranno l’assalto delle varianti nel prossimo autunno: la speranza (corroborata dai trend, anche se in questo campo mancano certezze assolute) è che saremo al riparo dai pericoli della pandemia, con una maggiore libertà di movimento, senza doverci sottoporre tutti alla famigerata terza dose. Ma allora quando sapremo se ci sarà bisogno di ulteriori richiami, magari con vaccini più sofisticati? "Probabilmente la risposta la avremo tra ottobre e novembre, la cosa buona è che pare si possano combinare prodotti diversi, per esempio AstraZeneca con Pfizer, e pare diano un’ottima risposta". Sono parole di Andrea Crisanti, infettivologo dell’università di Padova. Sulla stessa lunghezza d’onda, in questi giorni, sono altri illustri specialisti. Intanto si ragiona sempre di più sul fatto che la copertura del vaccino possa estendersi fino a 12 mesi. Un anno esatto. Ad aprire a questa possibilità era stato anche Franco Locatelli, il presidente del Consiglio superiore di Sanità la scorsa settimana.

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L’ottimismo è legato al fatto che i vaccini si stanno dimostrando efficaci anche nei confronti delle mutazioni, anche se nessuno è disposto a ipotecare cosa succederà tra qualche mese. In questo senso si può leggere l’ultima dichiarazione di Francesco Paolo Figliuolo, commissario straordinario all’emergenza Covid: "La gestione dell’attività vaccinale futura, stante gli attuali scenari – ha detto il generale in audizione in commissione Bilancio alla Camera – potrebbe prevedere la necessità di una dose ulteriore". Questo condizionale è d’obbligo, perché al momento la catena dei contagi sta rallentando e il ciclo vaccinale attuale protegge a sufficienza. E lo stesso Figliuolo, al riguardo, ha parlato di gradualità.

L’eventualità di assicurare una eventuale terza dose in autunno richiede tuttavia uno sforzo da parte di tutti. Da qui l’esigenza di sciogliere i nodi prima della pausa estiva. "Questo della terza dose è un tema che è necessario affrontare con il Governo – ha precisato Letizia Moratti, assessore al Welfare della Regione Lombardia – ed è mia intenzione chiedere un incontro per fare chiarezza. Occorre sapere se saranno necessari richiami, e da quando dovranno essere somministrati".

Anche l’industria farmaceutica si muove: "Stiamo lavorando concretamente sulla terza dose – precisa Andrea Carfi, primo infettivologo di Moderna, Usa – abbiamo studi clinici in corso, stiamo testando anche un vaccino mix, abbiamo visto che i nostri prodotti sono efficaci anche contro le varianti sudafricana e indiana. Importante è avere fatto le due dosi". Carfi pensa a un vaccino bivalente influenza + coronavirus, con aggiornamenti a cadenza annuale.

Di certo sappiamo che entro fine settembre l’80% della popolazione italiana sarà al sicuro: più di 54 milioni di persone, secondo il commissario Figliuolo, compresi i minori nell’intervallo tra 12 e 15 anni.

In vista di una eventuale terza dose anti-Covid, la priorità è adottare un modello organizzativo più legato al territorio. L’indicazione arriva dal presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo), Filippo Anelli, che propone di potenziare l’azione affiancando ai medici di medicina generale anche gli infermieri.