Maurizio Vandelli, soprannominato il Principe, 77 anni,. membro storico e voce leader del gruppo Equipe 84
Maurizio Vandelli, soprannominato il Principe, 77 anni,. membro storico e voce leader del gruppo Equipe 84
di Roberto Grimaldi "Seduto in quel caffè, io non pensavo a te...". Quante volte l’abbiamo sentita, in tv, per radio, i più attempati ascoltando direttamente il vecchio giradischi. Da quel marzo del 1967, mese di uscita di quella canzone, "29 settembre" non è più una data qualsiasi. È il titolo di una melodia diventata un classico della musica italiana, una hit nata nell’epoca beat ma che di beat non ha nulla. Perché è unica nel suo genere e per questo ha avuto successo. Un successo che alle spalle vede la coppia inossidabile Mogol-Battisti, autori di testo e musica e come interprete l’Equipe 84, band modenese allora tra le più in voga. Fu lo stesso Battisti ad affidare la sua...

di Roberto Grimaldi

"Seduto in quel caffè, io non pensavo a te...". Quante volte l’abbiamo sentita, in tv, per radio, i più attempati ascoltando direttamente il vecchio giradischi. Da quel marzo del 1967, mese di uscita di quella canzone, "29 settembre" non è più una data qualsiasi. È il titolo di una melodia diventata un classico della musica italiana, una hit nata nell’epoca beat ma che di beat non ha nulla. Perché è unica nel suo genere e per questo ha avuto successo. Un successo che alle spalle vede la coppia inossidabile Mogol-Battisti, autori di testo e musica e come interprete l’Equipe 84, band modenese allora tra le più in voga. Fu lo stesso Battisti ad affidare la sua creazione all’ugola di Maurizio Vandelli, cantante del gruppo, che, forse per la prima volta, ha voluto far sapere, su quella canzone mitica, quello che nessuno aveva mai detto.

Vandelli, partiamo dai numeri di quella canzone

"È presto detto. Prima in classifica per cinque settimane. Non ricordo esattamente quante copie vendemmo, ma di sicuro per noi detiene il record".

Possiamo chiamarlo l’inno del beat italiano?

"No. So che alcuni critici musicali la definiscono così, ma per me è esattamente il contrario: con quella canzone uccidemmo il beat così come l’avevamo conosciuto fino ad allora".

Perché?

"Stop alle canzoncine con il ritmo da marcetta militare. Aprimmo un mondo nuovo. Sonorità innovative, psichedelia, voce fuori campo, tema del tradimento, che allora era un tabù... avevo persino paura che me la censurassero. Una canzone così non si era mai sentita. La incidemmo con un registratore a otto piste. Era la prima volta. Prima di allora si incideva su quattro piste, se volevi inserire un suono in più dovevi sovrapporre due nastri. Era qualcosa di mai visto prima".

Perché l’accoppiata Mogol-Battisti la affidò proprio a voi?

"Eravamo il gruppo del momento. John Lennon in un’intervista poco tempo prima disse che eravamo il gruppo italiano più in linea con la musica di quell’epoca. Non fu una scelta casuale".

È vero che la convinse al primo ascolto?

"Assolutamente sì. Mi colpì subito quella frase musicale: ‘poi d’improvviso lei sorriseee...’. Fantastica. Note suggestive, frase evocativa: chi non si ricorda un momento in cui ‘lei d’improvviso sorrise?’".

Poi venne l’idea della voce fuori campo dello speaker radiofonico...

"So che in tanti si attribuiscono l’idea. Sono passati tanti anni, ma ricordo che l’idea venne a me. Quando Battisti la cantava, ripeteva lui la data, due volte, a voce, interrompendo la melodia. C’era qualcosa che non tornava, perdeva ritmo. Mi venne l’idea di introdurre la voce di un giornalista radiofonico di quelli che leggevano il giornale radio. Feci il nome di Paladini, che rifiutò. Allora venne incaricato Gino Capponi della sede Rai di Milano. Fu una bella idea, che arricchì la canzone, la rese unica e suggestiva".

Perché venne scelta la data del 29 settembre?

"Fu una scelta casuale. Anzi, per me avrebbe dovuto intitolarsi 30 settembre: è il giorno in cui si parla al presente, il giorno del risveglio. Avrebbe avuto più senso".

Lei fa ancora concerti dal vivo, gli ultimi con Shel Shapiro, un format che presto riprenderete. La canta ancora o si è stancato?

"La canto ancora volentieri, non faccio parte di quel genere di interpreti che fingono di annoiarsi dei loro successi. Mi piace eseguirla e sono contento di aver interpretato una canzone che è entrata nella storia. E sembra stata scritta l’altro ieri, non 54 anni fa".