di Giovanni Serafini Chissà, forse Emmanuel Macron ha perso la sua "assicurazione sulla vita": quella garanzia non scritta ma mai smentita secondo cui un candidato "normale", a qualsiasi partito appartenga, non può perdere contro uno sfidante di ultradestra al secondo turno delle presidenziali. È una teoria che si è puntualmente avverata. Nel 2002, quando Chirac mise al tappeto Jean-Marie Le Pen con uno score dell’82 per cento. Nel 2012, quando il socialista François Hollande sconfisse a sua volta la figlia del Patriarca, Marine Le Pen. Nel 2017 infine, quando la stessa Marine, che pure aveva cambiato il nome del partito...

di Giovanni Serafini

Chissà, forse Emmanuel Macron ha perso la sua "assicurazione sulla vita": quella garanzia non scritta ma mai smentita secondo cui un candidato "normale", a qualsiasi partito appartenga, non può perdere contro uno sfidante di ultradestra al secondo turno delle presidenziali. È una teoria che si è puntualmente avverata. Nel 2002, quando Chirac mise al tappeto Jean-Marie Le Pen con uno score dell’82 per cento. Nel 2012, quando il socialista François Hollande sconfisse a sua volta la figlia del Patriarca, Marine Le Pen. Nel 2017 infine, quando la stessa Marine, che pure aveva cambiato il nome del partito e rinnegato il padre, venne eliminata da Macron. È sempre la stessa storia: al momento di decidere chi deve governare il Paese, i francesi mostrano di non volere salti nel buio.

Questa volta però c’è qualcosa di diverso: nel senso che la povera Marine forse non ci arriverà nemmeno al secondo turno. L’ultimo sondaggio realizzato dall’istituto Harris rivela che la candidata del Rassemblement National otterrebbe al primo turno appena il 16% dei suffragi, contro il 24% che le veniva attribuito un mese fa. Seguono a ruota, ciascuno con il 14%, i due leader della destra moderata Xavier Bertrand e Valérie Pécresse, tallonati dal personaggio forse più pericoloso, il candidato-ombra Eric Zemmour. Quest’ultimo, notissimo scrittore e polemista, non ha ancora detto esplicitamente di voler scendere nell’arena, ma intanto in poche settimane è salito dal nulla al 13% dei consensi. Crescerà ancora? Troppo presto per dirlo: tutte le previsioni restano favorevoli a Macron, che viene dato vincente al secondo turno con il 54%. Ma di questi tempi, si sa, non c’è mai nulla di certo in politica.

Quali sono i motivi del crollo di Marine Le Pen? Innanzitutto l’accumularsi delle sue sconfitte, vedi l’ultima registrata alle regionali: marginalizzata dal voto, Marine non ha conquistato nessuna città, nemmeno quella Marsiglia che sembrava la sua roccaforte. La resa dei conti è subito iniziata: a cosa serve una leader che non vince mai? Su questa scia si è lanciato Eric Zemmour, che su molti temi si mostra più a destra e - diciamolo - più preparato di lei. Eric sa come trattare il suo pubblico: per esempio chiede che i genitori francesi diano nomi francesi ai loro figli: "Chiamare Mohammed un bambino significa colonizzare la Francia"...

Preoccupata di rendere più credibile il suo partito, Marine ha smesso da tempo questi toni: adesso cita De Gaulle, non parla più di uscire dall’euro, evita di utilizzare come in passato i toni sovranisti; le ultime elezioni europee, in particolare quelle in Germania, le hanno fatto capire che il sovranismo è in declino. La sua "riconversione" non le porta consensi, al contrario suscita i mugugni dei suoi elettori tradizionali, che non si riconoscono nel suo linguaggio e aspettano ansiosamente il ritorno in scena di Marion Maréchal Le Pen. La focosa nipotina di Marine per ora vive beata in Italia con il suo nuovo marito, il leghista Vincenzo Sofo. Estimatore e grande amico di Marion, Zemmour attende il suo momento: mancano ancora 7 mesi alle presidenziali francesi e potrebbero esserci sorprese.