Giancarlo

Ricci

Da grande sostenitore di qualsiasi progresso tecnologico, non posso che essere felice dell’annuncio fatto da Facebook, che ha comunicato di aver creato un bracciale che traduce i segnali motori del cervello in modo da poter spostare un oggetto digitale semplicemente pensandoci. L’azienda dice che il dispositivo permetterebbe di navigare nei menu di realtà aumentata solo pensando di muovere il dito per scorrerli. Mi affascina l’idea di poter controllare le mille tecnologie che mi circondano con il solo pensiero. Mi esalto, ad esempio, all’idea di poter scrivere senza una tastiera fisica.

Capisco le perplessità di qualcuno sui rischi legati alla privacy e alla sicurezza. Va sicuramente trovata la quadratura del cerchio riguardo i rischi, come creare confini chiari e significativi fra le persone e i propri dispositivi. Bisogna affrontare questioni di natura più etica che tecnologica. Facebook sta però lavorando a questi dispositivi con un approccio da loro stessi definito di "innovazione responsabile", con l’attiva collaborazione di accademici esperti di etica. Tutto questo va verso un obiettivo: unificare due ambiti ora ben distinti e tra i quali siamo costretti a scegliere: il mondo virtuale e quello reale. Per creare un ambiente unico, il passo che il social network vuole compiere è passare dal concetto di personal computer a quello di personalized computer: si vuole mettere l’essere umano al centro. Mi sembra il migliore degli approcci possibili.