Cesare

De Carlo

Delle 21 qualità di un leader, la prima è il carattere. Prima del carisma, della competenza, del coraggio. Carattere solido come roccia. La metafora dei politologi si ripropone di fronte a quella che Bloomberg definisce "una sfida a Biden". Eppure Michael Bloomberg non è un nostalgico di Trump. Anzi, ha sostenuto Biden. Ma il patto firmato sabato fra Iran e Cina e cioè la cooperazione ‘strategica’ venticinquennale è un brutto colpo. Per gli Stati Uniti e per l’Europa.

Ci ritroviamo confrontati con un’alleanza perversa: da una parte gli ayatollah del terrorismo fondamentalista, dall’altra il dittatore cinese che ci ha appestato con un virus "di laboratorio". Lo ha detto ieri Robert Redfield, ex direttore del Cdc, l’agenzia federale per la salute pubblica. L’Iran un mese fa aveva snobbato l’apertura di Biden per la ripresa dei negoziati nucleari. Non ne ha bisogno. È a un passo dalla bomba. E ora con l’aiuto cinese potrà bypassare le sanzioni americane. Dal canto suo la Cina ha maturato la convinzione di un Biden debole e confuso. Non tanto per la rovinosa caduta, quanto per la riluttanza europea a seguirlo nella linea anticinese e per essersi creato in Putin un nemico gratuito. La percezione è di un’America in declino. Forse il momento giusto per soffocare Hong Kong, riprendersi Taiwan, puntare all’egemonia mondiale. E l’altro giorno in Alaska su suolo americano i suoi inviati hanno insolentito la "falsa democrazia" della nazione simbolo dell’Occidente.