Giorgio La Malfa Allora era una opinione controcorrente. Prevaleva il timore che le conseguenze economiche della pandemia sarebbero durate a lungo e avrebbero arrecato danni permanenti. Oggi si vede che non è così: la crescita prevista quest’anno è del 6%, la più alta in Europa. All’inizio dell’anno prossimo il recupero del...

Giorgio

La Malfa

Allora era una opinione controcorrente. Prevaleva il timore che le conseguenze economiche della pandemia sarebbero durate a lungo e avrebbero arrecato danni permanenti.

Oggi si vede che non è così: la crescita prevista quest’anno è del 6%, la più alta in Europa. All’inizio dell’anno prossimo il recupero del reddito perso sarà completo.

Il problema che si pone oggi è un altro: che succede una volta recuperato il terreno perduto lo scorso anno? Si torna alla sostanziale stagnazione economica degli ultimi 20 anni? Oppure cambia qualcosa nella psicologia del Paese e l’Italia ritrova fiducia in sé stessa e riparte?

Il problema è aperto. La risposta dipenderà da tre condizioni: la stabilità politica, la capacità del governo di spendere bene e rapidamente i fondi europei del Next Generation EU, una ventata di ottimismo fra gli imprenditori che li spinga a lanciare nuovi investimenti guardando con fiducia al futuro.

Come si è visto nell’assemblea degli industriali della scorsa settimana, gli imprenditori pensano che le prime due condizioni possono essere assicurate dalla permanenza di Draghi al governo almeno fino al 2023.

Le forze politiche dovrebbero dare garanzia su questo punto, senza equivoci. Ma sono gli imprenditori pronti a fare la loro parte? Negli anni Cinquanta fu questa la base del "miracolo economico". Oggi serve la stessa spinta.

Può essere proprio il Presidente del Consiglio a chiedere agli imprenditori italiani un forte impegno sugli investimenti. Draghi magari accompagni la richiesta con una misura di sgravio fiscale sugli ammortamenti. Ma chieda agli imprenditori di fare fin dai prossimi mesi la loro parte. Questo è il momento.