di Antonella Coppari Nella tragedia comune, la pandemia è stata la rivincita di Roma. Considerata da sempre la capitale dell’inefficienza, è proprio la sua regione, il Lazio, che offre aiuto all’operosa Lombardia. "Se serve una mano noi ci siamo, se ci chiamano possiamo anche andare –, avverte l’assessore regionale alla Sanità, Alessio D’Amato –, una volta tanto facciamo meglio noi". Lo dice con tono serio, non con intento provocatorio. Già, perché la regione governata da Nicola Zingaretti (nella foto) si sta rivelando un modello di organizzazione nella...

di Antonella Coppari

Nella tragedia comune, la pandemia è stata la rivincita di Roma. Considerata da sempre la capitale dell’inefficienza, è proprio la sua regione, il Lazio, che offre aiuto all’operosa Lombardia. "Se serve una mano noi ci siamo, se ci chiamano possiamo anche andare –, avverte l’assessore regionale alla Sanità, Alessio D’Amato –, una volta tanto facciamo meglio noi". Lo dice con tono serio, non con intento provocatorio. Già, perché la regione governata da Nicola Zingaretti (nella foto) si sta rivelando un modello di organizzazione nella campagna vaccinale. Tanto da spingere l’ex leader del Pd a promettere che dal 20 aprile sarà possibile vaccinarsi nelle farmacie (1000 finora hanno aderito) con il siero Johnson & Johnson, che è monodose: "Ci si potrà prenotare nel nostro portale, andare nel negozio che si sceglie all’orario prestabilito e vaccinarsi". Si parte dai 55-60enni: nei calcoli dei responsabili è la classe d’età cui tra una ventina di giorni spetterà il farmaco. Il motivo del successo? Questione di scelte ponderate. E di punti di riferimento azzeccati: in questo caso, il laboratorio ’Israele’. "Guardare a Tel Aviv – spiegano nell’entourage di Zingaretti – significa una campagna programmata prima ancora che i farmaci fossero approvati con hub per le vaccinazione come la Nuvola sinonimo di efficienza, la mobilitazione del sistema sanitario, le priorità giuste per abbattere ricoveri e decessi". Prima di tutto l’immunizzazione per le categorie decise a livello nazionale, le cosiddette 3 ’s’ (sanità, scuola e sicurezza), e cioè personale sanitario, scolastico e forze dell’ordine. Poi, gli over 80, prendendo l’età come stella polare, senza privilegiare lo status professionale come accaduto altrove. "A metà aprile – rivela D’Amato – pensiamo di averli vaccinati tutti con la seconda dose".

Fin qui è andata bene. Ma secondo Zingaretti potrebbe andare molto meglio: attualmente si somministrano 20mila farmaci al giorno "noi saremmo in grado di triplicare il numero, ma le case farmaceutiche hanno destato preoccupazione. Il problema più grande è quello dei richiami". E D’Amato gira il coltello nella piaga: "Se nelle prossime 24 ore non arrivano i 122mila vaccini di Astrazeneca previsti siamo costretti a sospendere le vaccinazioni". Grido d’allarme che risuona un po’ ovunque in Italia. Lo raccoglie il commissario per l’emergenza, Figliuolo: "In queste ore arriveranno 1,3 milioni di dosi Astrazeneca". Cui nel trimestre si aggiungeranno altre 52.4 milioni. Con questi numeri, ragionano nel Lazio, le vaccinazioni potrebbero terminare in due mesidue mesi e mezzo, addirittura prima della deadline fissata per Ferragosto da D’Amato: "Qui ci sono sei milioni di persone – spiegano –. Un milione è stato vaccinato, se abbiamo i farmaci ne possiamo inoculare due milioni al mese".