"Sto male", "mi mancano casa, famiglia, gli amici, gli studi, le strade di Bologna". Così Patrick George Zaki scrive in una lettera alla famiglia dal carcere di Tora, alle porte del Cairo. È un grido d’aiuto quello dello studente di 29 anni dell’Università di Bologna detenuto da inizio febbraio scorso in Egitto. E nelle due lettere – una datata 22...

"Sto male", "mi mancano casa, famiglia, gli amici, gli studi, le strade di Bologna". Così Patrick George Zaki scrive in una lettera alla famiglia dal carcere di Tora, alle porte del Cairo. È un grido d’aiuto quello dello studente di 29 anni dell’Università di Bologna detenuto da inizio febbraio scorso in Egitto. E nelle due lettere – una datata 22 novembre, l’altra 12 dicembre – che sono arrivate alla famiglia di Patrick, il ragazzo rinnova la sua richiesta di aiuto per essere riportato a casa. "Le recenti decisioni – il giovane deve rimanere in custodia cautelare per altri 45 giorni, ndr – sono deludenti come al solito, senza una ragione comprensibile. Ho ancora problemi alla schiena e ho bisogno di forti antidolorifici e di qualcosa per dormire meglio. Il mio stato mentale non è un granché dall’ultima udienza", sottolinea Patrick.

E ancora: "Continuo a pensare all’Università, all’anno che ho perso senza che nessuno ne abbia capito la ragione. Voglio mandare il mio amore ai miei compagni di classe e agli amici a Bologna. Mi mancano molto la mia casa lì, le strade e l’università. Speravo di trascorrere le feste con la mia famiglia ma questo non accadrà per la seconda volta a causa della mia detenzione".

Patrick Zaki si trova nelle carceri egiziane da inizio febbraio, quando è stato arrestato mentre stava rientrando in Italia dopo una breve vacanza. Il giovane è stato ed è ancora accusato tra l’altro di propaganda sovversiva. Secondo la denuncia dei legali, il 29enne che ha compiuto gli anni in cella, è stato più volte torturato. Nell’ultima udienza, avvenuta meno di una settimana fa, è stato deciso di tenere Patrick in custodia cautelare per altri 45 giorni. Tutto rimandato dunque, un’altra volta. Il ragazzo continuerà a dormire per terra in una cella in Egitto.