di Stefano Brogioni Il tribunale del lavoro di Firenze dà ragione alla Cgil e bacchetta la Gkn. La sentenza del giudice rimanda al punto di partenza: l’azienda di Campi Bisenzio è costretta a revocare i licenziamenti. Ma solo per ora. Perché al termine di una giornata lunga e convulsa, Gkn ribadisce che "la decisione di chiusura non è stata intaccata", confermando la linea dura intrapresa in estate, e annunciando che sta "proseguendo lo stato di liquidazione in atto". La condanna per comportamento antisindacale è comunque un "gol" della Fiom, come lo ha definito il segretario provinciale Daniele Calosi, e resta un punto a favore dei 422 lavoratori che lo scorso luglio...

di Stefano Brogioni

Il tribunale del lavoro di Firenze dà ragione alla Cgil e bacchetta la Gkn. La sentenza del giudice rimanda al punto di partenza: l’azienda di Campi Bisenzio è costretta a revocare i licenziamenti. Ma solo per ora. Perché al termine di una giornata lunga e convulsa, Gkn ribadisce che "la decisione di chiusura non è stata intaccata", confermando la linea dura intrapresa in estate, e annunciando che sta "proseguendo lo stato di liquidazione in atto".

La condanna per comportamento antisindacale è comunque un "gol" della Fiom, come lo ha definito il segretario provinciale Daniele Calosi, e resta un punto a favore dei 422 lavoratori che lo scorso luglio sono stati raggiunti da una mail che annunciava il licenziamento collettivo. Quanto meno, consente di guadagnare tempo e spostare il confronto sulla chiusura dello stabilimento nelle sedi istituzionali: termini "accettati" dalla stessa Gkn, che però, oltre a non indietreggiare di un millimetro sulla volontà di stoppare la produzione di semiassi per automobili, ha intenzione di impugnare il provvedimento del tribunale.

La giornata era cominciata con la notifica della sentenza firmata dal giudice Anita Maria Brigida Davia, otto pagine in cui è messo nero su bianco "che Gkn ha violato gli obblighi di informazione a suo carico", catapultando la decisione di chiudere direttamente sulla testa dei metalmeccanici evitando di ragguagliare il sindacato, nonostante gli accordi, "circa il carattere allarmante dei dati relativi all’azienda" e le ricadute "sulle dinamiche occupazionali".

"Dopo il gol si esulta, ma si continua a giocare sapendo che questa partita non è ancora finita", ha commentato ancora il segretario fiorentino Fiom Calosi, facendo appello alla politica: "Ha promesso ai lavoratori che sarebbe intervenuta con una legge per evitare casi come quello di Gkn e adesso che i licenziamenti non ci sono più la politica ha il tempo di farlo".

"Ci ha pensato il Tribunale del lavoro di Firenze a revocare l’apertura dei licenziamenti collettivi via mail alla Gkn – critica il deputato di Forza Italia Elio Vito –. Al di là del merito della complessa vicenda, è evidente che si tratta di una sconfitta per la politica, per tutta la politica, che non ha saputo intervenire su una questione di grande impatto sociale".

La partita è difficile, lo sanno tutti. Il tavolo di ieri al ministero per lo Sviluppo Economico è stato aggiornato alla fine di questa settimana. Gli scenari sul futuro restano incerti. I sindacati e il governatore della Toscana, Eugenio Giani, si sono rivolti al fondo proprietario dell’industria affinché riavvii la produzione. "Melrose, ora che i lavoratori non sono più da considerarsi licenziati, deve riaprire lo stabilimento", ha dichiarato Giani. E intanto da Enrico Letta sono arrivate le scuse ai lavoratori dell’azienda: "Devo scusarmi molto con gli operai della Gkn perché all’inizio della vicenda non sono andato a manifestare solidarietà. L’attenzione da parte mia e nostra non è stata all’altezza del dramma che stavano vivendo".

A Campi Bisenzio, nel frattempo, al presidio che da due e mesi mezzo non si è mai interrotto, la notizia è stata accolta con brindisi ed abbracci, ma anche con la consapevolezza che il percorso resta in salita. "È come aver pareggiato contro il Barcellona al novantesimo", commentano. Ma i ventimila del corteo di sabato scorso, sono una bella iniezione di fiducia.