La normativa prevede solo i cittadini italiani possano fare i vigili urbani (foto archivio)
La normativa prevede solo i cittadini italiani possano fare i vigili urbani (foto archivio)
di Laura Lana COLOGNO MONZESE (Milano) La divisa da vigile urbano, che avrebbe potuto essere indossata anche da rifugiati politici e richiedenti asilo, era già pronta. Peccato che nessun cittadino extracomunitario, con permesso di soggiorno, potrà più ritirarla e partecipare al concorso per far parte del corpo della polizia locale. Nemmeno a Cologno Monzese, dove fino a ieri sembrava possibile. Il Comune della periferia Nord di Milano aveva infatti aperto il bando per reclutare un nuovo agente a tutti, anche a chi non ha la cittadinanza italiana. È però bastato il j’accuse pubblico di un sindacato di categoria, il Sulpm, a stoppare l’iniziativa: il municipio di...

di Laura Lana

COLOGNO MONZESE (Milano)

La divisa da vigile urbano, che avrebbe potuto essere indossata anche da rifugiati politici e richiedenti asilo, era già pronta. Peccato che nessun cittadino extracomunitario, con permesso di soggiorno, potrà più ritirarla e partecipare al concorso per far parte del corpo della polizia locale. Nemmeno a Cologno Monzese, dove fino a ieri sembrava possibile. Il Comune della periferia Nord di Milano aveva infatti aperto il bando per reclutare un nuovo agente a tutti, anche a chi non ha la cittadinanza italiana. È però bastato il j’accuse pubblico di un sindacato di categoria, il Sulpm, a stoppare l’iniziativa: il municipio di centrodestra, guidato dal 2015 dal sindaco della Lega Angelo Rocchi, ha dovuto ingranare la retromarcia e annunciare un nuovo bando con tanto di rettifica.

Ad aver acceso i riflettori sulla vicenda è stato il Sulpm, la sigla maggiormente rappresentativa della polizia locale, che non si è risparmiata punte di sarcasmo. "In questi tempi di grande confusione e commistione di ideali politici variegati ecco la svolta progressista, inaspettata, che l’amministrazione di Cologno ha inteso perseguire: dare la possibilità anche agli extracomunitari, ai richiedenti asilo e ai rifugiati politici di vestire l’uniforme – ha ironizzato il rappresentante provinciale Sergio Bazzea – Un’idea che potrebbe costituire forse il futuro delle forze dell’ordine, multiculturali e scevre da vincoli legati alla cittadinanza".

Solo tre anni fa ci aveva già provato il Comune di Beppe Sala, ma pure il capoluogo lombardo, sempre dopo le polemiche, era stato costretto a tornare indietro e correggere il bando, derubricando l’accaduto come "mero refuso". Se da un lato il bando di reclutamento dell’amministrazione leghista apre a tutti, dall’altro tra i requisiti impone ai candidati di avere le carte in regola per conseguire la qualifica di agente di pubblica sicurezza. Tradotto: avere in tasca la cittadinanza. Un vero caos, dicono i sindacati. Che, tuttavia, la stessa "gran confusione" non l’hanno notata nel concorso precedente. Lo rivela lo stesso sindaco Rocchi: "Il bando di prima era identico a questo – sottolinea – Ma nessuno ha sollevato polveroni. Se errori ci sono, c’erano pure prima. E nessuno se ne è accorto allora. Neanche il Sulpm". Stavolta, invece, nessuno s’è distratto. "La questione in realtà è stata posta anche dai sindacati confederali. Ma direttamente agli uffici, senza cercare la ribalta mediatica. In ogni caso, si tratta di un nodo tecnico, di interpretazione di norme che, se necessario, il dirigente competente correggerà prontamente. I bandi non li fa il sindaco ma i funzionari, e i sindacati lo sanno, anche quelli che tirano in ballo la mia appartenenza politica".

Nessuna svolta, rivendica il primo cittadino leghista: "Ma quale giravolta progressista, dobbiamo aumentare l’organico della polizia locale, vogliamo introdurre in modo stabile il terzo turno serale, ci servono nuovi agenti e li stiamo cercando. Il bando ha degli errori? Si correggerà". Il comando del Corpo è in via di riorganizzazione e di recente ha visto anche l’ingresso di un agente di origini marocchine. "È una cittadina italiana, ha fatto il suo percorso di studio, d’integrazione, di cittadinanza. Ha due lauree, parla diverse lingue e si sta rivelando essenziale in casi che hanno bisogno di una mediazione linguistica e culturale".