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23 apr 2022

Il Donbass è solo l’antipasto di Putin Lo zar vuole il mare fino a Odessa

Il Cremlino minaccia di sconfinare in Moldavia: "In Transnistria le minoranze sono discriminate". L’ammissione (subito ritrattata): ventimila soldati russi morti. Il fortino di Mariupol non capitola

23 apr 2022
giovanni rossi
Cronaca

di Giovanni Rossi La Russia è grande e i desideri di Vladimir Putin anche di più. Conquistare il Donbass – tutto il Donbass, ben oltre i confini delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk – è il piano base del Cremlino, il bottino minimo una volta fallita la presa di Kiev. Ma il piano vero – quello che ricompenserebbe il gigantesco sforzo di milizie e di apparato – è plasticamente un altro: conquistare tutta la fascia costiera che da Mariupol, sul Mare d’Azov, scende fino a Odessa, sul Mar Nero, fino a ricongiungere il dominio di Mosca all’ultimo lembo russofono dell’area, quella Transnistria territorio moldavo ma devota a Mosca. LE TORBIDE PAROLE DELL’ALTO UFFICIALE Se il risiko del Cremlino riuscisse, l’Ucraina perderebbe gran parte dei suoi tesori minerari e ogni accesso al mare, dopo aver già rinunciato alla Crimea nel 2014. Il territorio di Kiev diventerebbe così solo un granaio infestato di bombe, senza sbocchi diretti per l’export: un paese neutralizzato, solcato da gasdotti nell’immediato meno strategici, depotenziato in chiave economica nonostante il prospettico ingresso nella Ue. Che il piano di Mosca sia proprio questo lo ammette, senza tanti giri di parole, Rustam Minnekayev, comandante russo ad interim del distretto militare centrale: "Il controllo sull’Ucraina meridionale è un’altra via d’accesso alla Transnistria, dove pure si evidenziano episodi di discriminazione contro i residenti russofoni", si porta avanti l’alto ufficiale fornendo pre-giustificazione alla minacciata offensiva contro la Moldavia di maggioranza linguistica romena. Ovvero lo schema ucraino duplicato senza fantasia. Parole allarmanti per il governo di Chisinau che subito convoca l’ambasciatore russo. IL BATTI E RIBATTI SUI CORRIDOI UMANITARI A Mariupol nessuna tregua e un’altra giornata di dichiarazioni contundenti. Dopo la conquista della città vantata dal Cremlino, ma negata da Kiev e da Washington, persiste lo stallo nell’area dell’acciaieria Azovstal, dove sono ancora barricati circa duemila combattenti ...

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