di Leo Turrini Lasciarlo in pace, proprio no. Nemmeno da morto. Diego Armando Maradona ha staccato la spina, da quella sua vita così zeppa di eccessi, ormai più di due mesi fa. Eppure, in Argentina il tempo sembra essersi fermato. Ma non in segno di rispetto per l’illustre scomparso, no. Intorno al ricordo di un Campionissimo della pedata si celebra, in maniera anche vagamente oscena, una zuffa permanente. Le ultime indiscrezioni sono macabre come l’intera vicenda. Sono state divulgate le telefonate del medico che aveva in cura...

di Leo Turrini

Lasciarlo in pace, proprio no. Nemmeno da morto. Diego Armando Maradona ha staccato la spina, da quella sua vita così zeppa di eccessi, ormai più di due mesi fa.

Eppure, in Argentina il tempo sembra essersi fermato. Ma non in segno di rispetto per l’illustre scomparso, no. Intorno al ricordo di un Campionissimo della pedata si celebra, in maniera anche vagamente oscena, una zuffa permanente.

Le ultime indiscrezioni sono macabre come l’intera vicenda. Sono state divulgate le telefonate del medico che aveva in cura (mica tanto in cura, a giudicare dalle cronache) il povero Pibe de Oro. Parole crudeli: "Il grassone sta morendo".

Ed è saltata fuori anche la cuoca dell’idolo di Napoli: lei, tra un asado e una frittata, aveva evidentemente capito tutto. "Si era stancato del mondo, voleva starsene da solo e alla fine ha detto basta".

Probabilmente, considerata la qualità della fauna umana che lo circondava, Maradona ha scelto di concedersi il dribbling dell’addio. Meglio non vederla più, certa gente.

"Triste, solitario y final", per rubare un titolo ad un suo geniale compatriota, lo scrittore Soriano.

SENSI DI COLPA. Ma ci sta di aggiungere che il baccano postumo, destinato a protrarsi per chissà quanto, è di sicuro figlio di un senso di colpa collettivo. Almeno in Argentina, almeno nella terra d’origine dell’eroe dei due mondi.

Che Dieguito fosse un essere umano discutibile (eufemismo), beh, non c’è dubbio. Che la sua vita sia stata costellata, anche, di evitabili mascalzonate, idem.

Non ha reso un servizio alla verità (e nemmeno a lui) chi in morte ne ha taciuto limiti e difetti.

Eppure, Diego Armando Maradona in vita è stato un uomo generoso e non soltanto per le emozioni che ha dispensato sui campi di calcio.

La sua fine annunciata, malinconicamente straziante, è un atto d’accusa nei confronti di chi poteva cercare di aiutarlo e invece non lo ha fatto.

È un classico, intendiamoci. Che pena quel corteo di postulanti che reclamano una fetta di eredità! Troppo facile domandare dov’erano, mogli-amanti-parenti-figli ufficiali-figli clandestini, ecco, dov’erano tutti costoro mentre Diego si avvitava nel vortice dell’auto distruzione?

La verità è che Maradona è morto per i suoi abusi, per la mancanza di equilibrio psicofisico, per la conclamata incapacità di governare i demoni interiori.

Ma è morto anche di disperazione, quando si è arreso alla consapevolezza che la dissipazione di se stesso aveva generato un vuoto non più colmabile.

Non è necessario essere personaggi pubblici e famosi, per ritrovarsi in una situazione del genere. Può valere anche per ognuno di noi, comuni mortali.

Sperando ci siano almeno risparmiati medici e cuoche e avvoltoi da eredità.