"Festini in caserma a base di sesso e cocaina". Alle orge, rigorosamente dopo la mezzanotte, "partecipavano due o tre trans, prostitute e ovviamente loro: i carabinieri della Levante spesso con la divisa addosso". La testimonianza di Linda (nome di fantasia), trans brasiliana da tempo a Piacenza, apre ora un altro fronte: quello delle orge nella caserma della città emiliana, dove secondo la procura spadroneggiavano l’appuntato Giuseppe Montella e il suo sistema criminale fatto di arresti pilotati per sequestrare la droga e poi rivenderla. E adesso che la trama dei presunti affari sporchi dentro la stazione dello scandalo è venuta fuori in una storiaccia da brividi, Linda è decisa a raccontare la sua versione. Lo fa in 40 minuti di una conversazione nella quale emerge di tutto: sesso, droga, botte, paura, minacce. Linda, cosa c’entra lei con quei festini in caserma? "C’entro...

"Festini in caserma a base di sesso e cocaina". Alle orge, rigorosamente dopo la mezzanotte, "partecipavano due o tre trans, prostitute e ovviamente loro: i carabinieri della Levante spesso con la divisa addosso".

La testimonianza di Linda (nome di fantasia), trans brasiliana da tempo a Piacenza, apre ora un altro fronte: quello delle orge nella caserma della città emiliana, dove secondo la procura spadroneggiavano l’appuntato Giuseppe Montella e il suo sistema criminale fatto di arresti pilotati per sequestrare la droga e poi rivenderla. E adesso che la trama dei presunti affari sporchi dentro la stazione dello scandalo è venuta fuori in una storiaccia da brividi, Linda è decisa a raccontare la sua versione. Lo fa in 40 minuti di una conversazione nella quale emerge di tutto: sesso, droga, botte, paura, minacce.

Linda, cosa c’entra lei con quei festini in caserma?

"C’entro perché c’ero. Io, altre trans e a volte qualche prostituta. Ovviamente c’erano anche loro: i carabinieri della Levante".

Quante volte è stata in caserma?

"Ci sono andata in tre o quattro circostanze, l’ultima volta poco prima che chiudessero l’Italia per colpa del virus. I festini venivano organizzati sempre dopo la mezzanotte, per non dare nell’occhio".

Come facevate a entrare?

"Ci venivano a prendere i militari, poi ci portavano dentro, ma prima oscuravano le telecamere per non lasciare tracce".

Chi partecipava alle serate?

"C’era il comandante della stazione, Marco Orlando, e altri carabinieri di cui non ricordo il nome. Qualcuno aveva la divisa, altri no".

Una volta all’interno?

"La scena era sempre la stessa. Noi, loro, le orge, la cocaina: usata in caserma prima dei rapporti e anche dopo. Per eccitarsi all’inizio, dopo per pagarci".

Vi pagavano con la droga?

"Sì: ci pagavano con la cocaina".

Quanto duravano i festini?

"Ore. Andavamo avanti fino all’alba".

Chi organizzava le serate?

"Una trans che si chiamava Nikita. Era la protetta del maresciallo Orlando, una informatrice dei carabinieri. Era a lei che si rivolgevano in caserma per avere in pugno le altre trans. Me compresa. Nikita aveva un filo diretto con i militari, e in cambio di favori organizzava festini per loro. Lei chiamava noi, i militari mettevano la cocaina".

L’hanno mai costretta a prostituirsi?

"Sì: eravamo obbligate a fare sesso con il maresciallo e gli altri. Io poi avevo paura".

Perché?

"Non volevo fare l’informatrice per i carabinieri. Prima ero una ‘collaboratrice’ della polizia. Per anni ho aiutato la narcotici della squadra mobile di Piacenza, prima che una serie di arresti la travolgesse nel 2013, di fatto azzerandola. Dopo gli arresti, è iniziato il mio incubo. Senza più alcuna protezione, per me furono solo botte e pestaggi lungo i marciapiedi della città da parte degli spacciatori usciti di prigione che mi ritenevano responsabile dei loro guai. Così mi dissi: mai più. E smisi di collaborare con le forze dell’ordine".

Dopo quell’esperienza? Ha subito pressioni anche dai carabinieri?

"Sicuramente. Volevano il mio aiuto. ‘Se non collabori ti frego, se non mi aiuti ti faccio cacciare dall’Italia e ti rispedisco in Brasile, tanto non hai neanche il passaporto’, mi ripeteva spesso il maresciallo Orlando".

Ha mai denunciato queste minacce?

"Lo farò presto. Attraverso Elena Concarotti, il mio legale, ho chiesto di essere chiamata in procura a Piacenza. Abbiamo presentato ai magistrati una richiesta affinché sia sentita come persona offesa. Voglio raccontare ogni cosa, non ce la faccio più a tenermi tutto dentro".

Torniamo ai festini: venivano organizzati solo in caserma o anche altrove?

"I festini li facevamo anche a casa di Nikita, la trans protetta da Orlando. I carabinieri venivano anche lì. Orlando pagava le prestazioni sessuali con la cocaina. Un altro militare è anche venuto a casa mia con il mio fascicolo in mano e mi ha chiesto sesso gratis. È stato un periodo da incubo".

I carabinieri l’hanno mai picchiata?

"Una volta mi hanno messo le mani addosso. Era sera e mi hanno trovata in strada, volevano che li portassi in giro per i campi a cercare gli spacciatori. Mi sono rifiutata. Risultato? Mi hanno portata in caserma chiudendomi dentro. Mi hanno tenuta lì tutta la notte. Così mi sono innervosita, e allora uno di loro mi ha dato una spinta facendomi cadere per terra. C’è però un’altra trans, una mia amica che ora vive a Roma: è stata picchiata dai carabinieri. Molte trans venivano minacciate se non facevano quello che dicevano loro".